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Ue, tornano le frontiere grazie alla pandemia

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Ue, tornano le frontiere grazie alla pandemia
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Il blocco imposto dalla pandemia riporta i paesi europei a prima di Schengen. Tornano le frontiere nazionali e tornano i controlli ai confini, e uno degli elementi costitutivi dell'Unione, la libera circolazione, viene, seppur temporaneamente, messo in soffitta.

Lo stop alla circolazione trans-frontaliera, necessario se si vuole ridurre la diffusione dei contagi, è ammesso dai Trattati comunitari, secondo i quali i singoli paesi hanno il solo obbligo di informare la Commissione delle misure adottate. Finora secondo dati del Parlamento europeo, 26 paesi hanno comunicato a Bruxelles l'introduzione di controlli alle frontiere. In alcuni paesi sono stati adottati provvedimenti d'urgenza ancora prima di avvisare la Commissione, mentre otto paesi dell'area Schengen hanno lasciato i loro confini aperti.

Le norme restrittive tuttavia hanno avuto un forte impatto sui flussi terrestri, che in condizioni normali sono densi e frequenti. Il blocco della circolazione impone un pesante prezzo sul piano economico. In questo quadro, per Constantinos Petrides, ministro delle Finanze della Repubblica di Cipro, la revoca coordinata delle restrizioni è di vitale importanza per la ripresa dell'Europa.

"L'economia europea si basa sul mercato unico e sulla libera circolazione. La Commissione ha preso un'iniziativa per rientrare dalle restrizioni in modo coordinato, una cosa più facile a dirsi che a farsi. Ciascun paese europeo registra situazioni specifiche, le condizioni sono diverse da uno all'altro.

Per questo è importante che la riduzione del blocco avvenga in modo coordinato, se vogliamo tornare alla normalità il più presto possibile. Credo che la maggior parte dei paesi si trovi in difficoltà, è qualcosa che nel breve termine deve trovare soluzioni coordinate".

Soluzioni coordinate, quelle invocate dal ministro cipriota, che finora sono evidentemente mancate. Se le decisioni su chiusure e controlli sono state assunte in modo indipendente, l'auspicio è che quelle sulla ripresa vengano prese con una visione globale.