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Coronavirus: in prima linea, non solo in corsia

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Coronavirus: in prima linea, non solo in corsia
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Panettieri, cassieri, autisti di autobus. E hanno tutti una cosa in comune: lavorano dall'inizio dell'isolamento. Sono in prima linea in un momento difficile. Alcuni sono più sotto pressione e chi possiede la propria attività guadagna meno, tra l'altro. Siamo andati in un panificio lionese, nel sud est della Francia e qui si trova di tutto: dai piatti pronti per il pranzo al volo, alla pasticceria. E sono rimaste anche uova di Pasqua! I gelati sono già lì, pronti per l'arrivo dell'estate. Manca una cosa, però: i clienti.

Eppure, ogni giorno dall'inizio del lockdown, Chantal Corret, proprietaria di una panetteria e suo marito si alzano alle 5 del mattino, per continuare a offrire dolci e piatti per chi lavora. Nonostante ciò, il fatturato è crollato del 50%. Abbastanza per ricevere aiuti dallo Stato, per le aziende in difficoltà. In attesa di fare i conti, se c'è una cosa che Chantal chiede al governo è un po' più di chiarezza su come verranno distribuiti questi aiuti: "Non abbiamo mai affrontato una cosa del genere ed è difficile", dice. "Il governo pensa ai ristoranti, ma sembra dimenticarsi che ci sono pasticceri e che abbiamo problemi di approvvigionamento".

"Protetti sì, ma con l'ansia"

Meno approvvigionamento vuol dire meno clienti. Molte aziende si muovono al rallentatore da quasi 7 settimane. Ma allo stesso tempo, alcuni hanno lavorato senza sosta, nonostante la situazione.

In un piccolo supermercato di Lione i dipendenti lavorano a ritmi altissimi, con i clienti che comprano più del solito. Le norme igieniche sono severe, le ore extra sono state fatte e pagate, ma gli stipendi rimangono modesti, in un contesto di maggiore stress. "Ci prendiamo un rischio venendo al lavoro e ammetto che questo provoca ansia", dichiara ai nostri microfoni Baptiste Lamier, cassiere. "Poi c'è anche la pressione da parte delle nostre famiglie, che sono preoccupate. Siamo considerati dai nostri superiori, certo, che ci forniscono i dispositivi di protezione, ci chiedono se ci sentiamo protetti, ma l'ansia è comunque tanta".

Il bonus di 1.000 euro, annunciato da Emmanuel Macron per la grande distribuzione, deve ancora arrivare, però, per questi lavoratori fondamentali per la società. "È un lavoro essenziale, vitale per noi e penso che non sia abbastanza apprezzato", spiega una cliente del supermercato. "Ogni sera applaudiamo il personale sanitario, ma penso che dovremmo applaudire anche loro".

Rendersi utili

Nessun bonus è previsto per Sébastien Delahaye, autista di autobus. "Un piccolo extra? Ci piacerebbe", ride.

Dall'inizio del lockdown questo ex camionista - a parte 5 giorni durante i quali è stato messo in chomage partiel (l'equivalente della cassa integrazione italiana) - continua a guidare. Punto positivo: la sensazione di sentirsi al sicuro, viste le misure di protezione. Oltre alla sensazione di sentirsi utile, ovvio. "Ci sentiamo utili per chi va a comprare da mangiare, per chi va a lavorare", ci dice.

Questo venerdì, la festa dei lavoratori non è la stessa, senza le grandi manifestazioni e i tradizionali cortei per le vie delle città. Ma in questo periodo di crisi, le rivendicazioni sociali rimangono forti. Forse solo più silenziose, per ora.

AP Photo/Laurent Cipriani
Una via centrale di Lione deserta, durante il lockdown. Aprile 2020AP Photo/Laurent Cipriani