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Camionisti in prima linea: "Disparità salariali e sfruttamento"

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Camionisti in prima linea: "Disparità salariali e sfruttamento"
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Il blocco delle attività per il coronavirus non ferma gli autotreni che continuano a percorrere le autostrade europee per non interrompere le filiere strategiche. Le restrizioni per la pandemia però rendono il lavoro di tre milioni di camionisti più duro e rischioso del solito. Basti un esempio: in regime di isolamento sanitario non possono usare spogliatoi e docce dei destinatari.

"Sono pronto a sacrificare me stesso per la mia famiglia, per l'azienda per cui lavoro, per l'Italia, per tutta l'Europa ... Ma non sono pronto a correre il rischio di contaminare la mia famiglia", si lamenta Sergio, autotrasportatore italiano.

La pandemia piomba sul settore dell'autotrasporto merci in un momento già difficile. L'aumento della concorrenza e le grandi disparità salariali hanno messo in moto una gara al ribasso, in cui a pagare sono state le retribuzioni e le condizioni di sicurezza sul lavoro.

Cristina Tilling, Federazione europea lavoratori dei trasporti: "Dato che l'obiettivo era di abbattere il costo del lavoro, l'ingresso di paesi con salari più bassi ha reso possibile l'accesso a quella forza lavoro e a quelle condizioni".

Come paventato dai sindacati, la deregulation del settore invece di innalzare gli standard inferiori, ha trascinato verso il basso salari e stipendi, imposto condizioni di lavoro generalmente più dure e scaricato sui singoli autisti le contraddizioni dell'intero sistema.

"Non posso dire di essere orgoglioso di essere europeo, perché qui non sono europeo. Sono europeo a casa mia. Ma qui non sono europeo. Oppure sono europeo di seconda mano", dice un autista rumeno.

L'Unione europea sta ancora elaborando una riforma del settore, avviata dalla Commissione nel 2017, che punta a stabilire regole più eque sui diritti dei conducenti, le sedi fiscali delle società e il lavoro consentito negli Stati membri.