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Stato dell'Unione: Un approccio europeo per contrastare il coronavirus

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Stato dell'Unione: Un approccio europeo per contrastare il coronavirus
Diritti d'autore  Markus Schreiber/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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I governi stanno discutendo quando e quali misure del lockdown allentare, ma intanto la pazienza tra le persone sta diminuendo.

E in Francia questo nervosismo si è trasformato in violenza.

Ormai da diverse notti, in alcuni sobborghi poveri di Parigi ci sono scontri tra manifestanti e polizia.

All'origine il ferimento di un motociclista da parte di un'auto della polizia.

È chiaro però che le regole rigide del lockdown per affrontare il coronavirus hanno solo aumentato le tensioni sociali.

Questi quartiere prevalentemente di minoranze sono territori difficili anche nelle migliori circostanze.

Ma durante la quarantena e con le terribili prospettive economiche stanno diventando una polveriera.

Per impedire il collasso dell'economia europea, sono necessari ingenti fondi e solidarietà, come ha ricordato la Commissione europea questa settimana.

“Il punto è che dobbiamo essere tutti consapevoli che le difficoltà di uno stato diventano molto rapidamente le difficoltà di tutti. Pertanto, tutti dobbiamo uscire da queste difficoltà in modo coordinato e solidale. Se non lo gestiamo così, allora mettiamo sotto minaccia l'intero progetto e questo, almeno lo spero, nessuno lo vuole davvero ” ha dichiarato Nicholas Schmit,commissario per gli Affari sociali dell'Ue.

La presa di potere di Orban

È discutibile che nessuno voglia davvero la fine del progetto europeo.

Che dire dell'Ungheria?

Il Paese è alle prese con le istituzioni europee per quanto riguarda il rispetto dello stato di diritto.

Il governo di Budapest ha utilizzato la crisi del coronavirus per approvare leggi di emergenza che consentono al Primo Ministro Viktor Orban di governare con decreto per un periodo illimitato.

Inoltre, consente al governo di limitare drasticamente la diffusione di informazioni sulla gestione del Coronavirus.

"Una presa di potere indegna dei valori europei democratici" ha denunciato il resto d'Europa.

Il ministro degli Esteri di Orban è andato in onda per difendere l'azione di Budapest.

Una difesa che si è rapidamente trasformata in una dichiarazione di intenti sul futuro dell'Ungheria all'interno dell'Ue.

"Rappresentiamo sicuramente una posizione che afferma che un'Unione europea forte deve essere basata su Stati membri forti. Siamo parte dell'Unione europea e siamo interessati che sia sia forte" ha ribadito il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto.

Ma l'interrogativo da porsi è se uno stato membro per dimostrare di essere forte debba punire con 5 anni di carcere chi diffonde, secondo il governo, "false" informazioni sul coronavirus?

I Paesi che finora hanno gestito meglio la pandemia sono quelli in cui le informazioni continuano a fluire liberamente e gli esperti medici di fiducia svolgono un ruolo di primo piano nei dibattiti pubblici.

Questo non è avvenuto in Ungheria, dove Orban inizialmente ha rifiutato di vedere la minaccia del coronavirus, incolpando, come sempre, gli stranieri di esserne portatori.

All'inizio della crisi, l'Unione Europea è stata colta un po' alla sprovvista, poiché la salute pubblica è di competenza degli Stati membri.

Nel frattempo, l'Unione ha riconquistato la propria posizione, concentrandosi sulla promozione della cooperazione e del coordinamento tra i 27.

Recentemente il corrispondente da Bruxelles Stefan Grobe ha intervistato la commissaria europea per la Ricerca e la Cultura Mariya Gabriel sulla gestione delle crisi in Europa.

La Commissione europea ha posto la ricerca medica al centro delle sue priorità nella lotta contro il virus, mettendo a disposizione centinaia di milioni di euro. Dal suo punto di vista, quanto siamo lontani da qualsiasi trattamento medico significativo, per non parlare di un vaccino?

Gabriel : se stessimo lavorando a un vaccino in condizioni normali, ci vorrebbero anni. Ma in questo momento, abbiamo a nostra disposizione gli strumenti che ci consentono di progredire velocemente. A partire da questa settimana, abbiamo creato una piattaforma europea di condivisione dei dati. Ora, con questa piattaforma, i ricercatori possono scambiare dati in tempo reale: siano essi dati clinici, studi sulle proteine o DNA. Questo ci consente di dire che possiamo scambiare dati e progredire più rapidamente. "

Vi è una crescente divisione sulle app per rintracciare le persone a rischio di infezione da coronavirus. I governi vogliono usarle per contenere la pandemia, ma i critici temono una violazione delle leggi sulla privacy. Qual è la sua opinione?

Gabriel: Qual è una delle prime lezioni che questa crisi ci ha insegnato? Che abbiamo bisogno di un approccio europeo e che è importante che gli Stati membri, con mezzi diversi, provino a risolvere la crisi e non restino all'angolo.

Il nostro messaggio agli operatori di telefonia mobile è molto chiaro: le applicazioni devono essere limitate nel tempo, ovvero durante la crisi, i dati devono essere resi anonimi per proteggere la privacy. E anche trasparenza sull'utilizzo delle app.

Un'industria particolarmente colpita è quella del settore culturale in generale con molti lavoratori autonomi, attori, artisti, musicisti, operatori cinematografici ecc. Cosa può fare l'Europa per aiutarli?

Gabriel: Il nostro messaggio è chiaro: siamo qui per supportarvi. In primo luogo, abbiamo istituito 30 piani strutturali per gli Stati membri che hanno la massima flessibilità di utilizzarle nel settore culturale. E allo stesso tempo, dico loro, ce la faremo insieme. È sempre stato grazie alla cultura che abbiamo ritrovato lo spirito, immaginazione e ispirazione per vivere momenti difficili.