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Le messe al tempo del coronavirus, il Papa in streaming ma la vera eucaristia non è virtuale

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Le messe al tempo del coronavirus, il Papa in streaming ma la vera eucaristia non è virtuale
Diritti d'autore  AFP
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Se il più potente dei poeti barocchi spagnoli, Francisco De Quevedo, avesse scritto la sua celebre lirica su Roma (1) nel 2020 non si sarebbe tanto stupito del misterioso "concordato" fra il Vaticano e Pechino quanto dell’assenza dei pellegrini. Il gesto quasi wagneriano che Papa Francesco ha fatto con le cerimonie della Pasqua 2020, con una piazza San Pietro bagnata di solitudine, vedova non del Cristo o del Papa, ma del suo popolo, resterà un simbolo assoluto che non smetterà di turbare.

Il timore di una fede "virtuale"

Una visione che spaventa la cristianità tanto che in una delle più recenti omelie a Santa Marta Francesco, che pure viene seguito in streaming da quasi due milioni di fedeli tutti i giorni, lo ha detto chiaro e tondo: la Chiesa, i sacramenti, il popolo di Dio sono concreti. Le messe virtuali sono solo una risorsa estrema. "Questa non è la Chiesa, questa è una Chiesa di una situazione difficile che il Signore permette, ma la l'idea della Chiesa è sempre stare col popolo".

I dubbi della coreografia wagneriana per le celebrazioni pasquali 2020

In effetti qualcuno aveva pensato che mostrare la piazza San Pietro così vuota d'anime avrebbe creato sconcerto: Francesco lo aveva detto nella sua omelia sul tema a Santa Marta.

“Prima della Pasqua, quando è uscita la notizia che io avrei celebrato la Pasqua in San Pietro vuota, mi scrisse un vescovo – un bravo vescovo, bravo – e mi ha rimproverato. “Ma come mai, è così grande San Pietro, perché non mette 30 persone almeno, perché si veda gente? Non ci sarà pericolo …”. Io pensai: “Ma questo che ha nella testa, per dirmi questo?”. Non capivo sul momento. Ma siccome è un bravo vescovo, molto vicino al popolo, qualcosa avà voluto dirmi. Quando lo troverò, glielo domanderò. Poi ho capito. Lui mi diceva: “Stia attento a non ‘viralizzare’ la Chiesa, a non ‘viralizzare’ i sacramenti, a non ‘viralizzare’ il popolo di Dio. La celebrazione dell'Eucaristia è il centro di tutta la vita cristiana, sia per la Chiesa universale che per le comunità locali della Chiesa stessa. La Chiesa è comunità reale".

La reazione di Bergoglio

Bergoglio ha quindi reagito sul difficile tema del “lockdown ecclesiale” nel pieno della pandemia da Covid-19. La questione si può vedere da diverse prospettive e in passato la Chiesa non si era posta il problema delle preghiere al computer, dei collegamenti con i monasteri. Del resto la messa in streaming non era che una nuova appendice di quanto la televisione fa ormai da tanti decenni per la diffusione del Vangelo. Ma adesso la costrizione così imponente del confinamento ha lasciato molta amarezza fra coloro che sono abituati a prendere messa, a farsi guidare dai sacerdoti del culto. Da qui il dibattito innescato proprio dall'eventualità che un relativo distanziamento sociale prosegua a lungo.

La CEI in armonia col Viminale

La Cei è intervenuta in merito (al pericolo di celebrare la messa senza popolo), annunciando di aver pronto per la Fase 2 «un pacchetto di proposte» da illustrare nei prossimi giorni al Governo per tornare «ad “abitare” le Chiese». Molti credenti in queste settimane hanno sofferto per la separazione dai propri cari proprio in momenti tragici come l'estremo saluto e poi ci sono stati tutti coloro che hanno dovuto rimandare battesimi, cresime e matrimoni.

Come saranno le grandi adunanze religiose nei prossimi mesi?

Il problema si porrà anche per l'insieme degli appuntamenti fra i pastori e i fedeli, anche le grandi masse che si sono sempre donate al Papa nei secoli non potranno essere troppo parcellizzate. Tornare a vedere piazza San Pietro con l'abituale folla dell'Angelus non è pero' il programma di domani. Questa volta la scienza sarà una preziosa alleata della fede e di tutte le fedi quando soluzioni farmacologiche o vaccinali potranno riunire insieme le persone senza più pericoli. Quel giorno sarà festa grande.

(1) ROMA SEPOLTA NELLE SUE ROVINE

In Roma cerchi Roma, o pellegrino,

e proprio in Roma Roma non ritrovi;

le superbe muraglie, morti covi sono,

e sepolcro di sé stesso è l’Aventino.

Giace, dove regnava, il Palatino;

sono ossidate dal tempo le medaglie;

sembrano più macerie di battaglie

degli evi, che blason latino.

Solo è rimasto il Tevere, corrente che bagnò la città;

or sepoltura, la piange con funesto suon dolente.

Roma, da quella gloria così pura fuggì ciò ch'era saldo

e solamente l’effimero ormai permane e dura.

Francisco De Quevedo (14 settembre 1580/ 8 settembre 1645)