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Mali al voto nonostante il Covid-19 e la minaccia jihadista

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Mali al voto nonostante il Covid-19 e la minaccia jihadista
Diritti d'autore  AFP
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Si è tenuto questa domenica in Mali il secondo turno delle elezioni legislative. Scelta criticata quella di andare al voto nonostante il coronavirus e la minaccia jihadista.

La giornata è stata difficile al centro e al nord del Paese: un presidente di seggio è stato rapito, alcuni funzionari hanno lasciato i seggi e gli elettori hanno subito delle minacce. In più mille cautele contro il virus: guanti e disinfettanti alle urne.

L'OMS ha espresso preoccupazione per la diffusione del virus in Africa dove il numero dei morti è cresciuto del 60 % in una settimana. In Mali se ne contano solo 13 e il primo ministro Boubou Cissé ha difeso la decisione di votare: "Queste sono elezione alle quali vogliamo tutti partecipare, l'intera classe politica all'unanimità vuole stabilizzare la democrazia nel nostro Paese - ha detto - e soprattutto assicurare che le istituzioni possano continuare a funzionare e che non ci sia una crisi politico-istituzionale".

L'affluenza, invece, soprattutto a Bamako, è stata bassa: 12,9 %, 35,6 % a livello nazionale; il terrore è grande soprattutto dopo il rapimento del leader dell'opposizione Oumaïla Cissé il 25 marzo, appena quattro giorni prima del primo turno.

Le elezioni legislative in Mail, uno dei Paesi più poveri dell'Africa, si sarebbero dovute tenere a fine 2018 ma sono state rimandate più volte soprattutto a causa della minaccia jihadista. I risultati provvisori della tornata di oggi si sapranno all'inizio della prossima settimana.