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Nascere ai tempi del Coronavirus

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Nascere ai tempi del Coronavirus
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Il loro bambino i conugi Marine lo hanno avuto il 10 marzo, subito prima che Emmanuel Macron annunciasse la serrata in Francia. Ma non tutte le coppie, in Francia come nel resto d'Europa, sono cosi fortunate da poter rimanere insieme per la nascita del loro bimbo,

Nel bel mezzo della crisi del coronavirus, i servizi di maternità si trovano ad affrontare difficoltà mai viste. A illustrarci questa situazione, che a volte sconfine apertamente nel surreale, è un'assistente all'infanzia di in un ospedale della regione parigina che ha ccettato di parlare solo a condizione che le garantissimo l'anonimato.

Famiglie divise

"Nel momento in cui si sospetta la positività di una madre - spiega - la, testiamo e, come misura precauzionale, la isoliamo dal bambino e dal resto del mondo dai 3 fino ai a 14 giorni, in base all'esito del tampone. Cerchiamo di mantenere i contatti inviando loro delle foto, dicendo loro cosa succede. Ma è difficile: è difficile, perché essere separati dal proprio figlio dopo la nascita non è quello che una madre desidera, e nemmeno noi lo vorremmo mai".

Sempre più ospedali inoltre vietano ai padri di assistere al parto. Non è il caso della struttura in cui la nostra fonte lavora: ma dopo la nascita, anche nella sua struttura le precauzioni abbondano

"Dopo lil parto tutte le visite sono vietate: nemmeno il padre non può vedere la moglie e il figlio".

Reparti inadeguati

Questa situazione ha finito per mettere ulteriormente sotto pressione gli operatori sanitari, che da mesi chiedono più personale nei reparti e ora sono finiti a reclamare anche un maggior numero di dispositivi di protezione,

"All'inizio - ci spiega la nostra fonte - non avevamo abbastanza attrezzature mediche. Abbiamo preso le nostre aituali precauzioni fino a quando ci è stato chiesto di indossare le mascherine: ma non ne avevamo abbastanza".

Con la riconversione della produzione richiesta ad alcune industrie e gli acquisti andati in porto all'esero, le attrezzature sono ora disponibili in maggior numero per gli ospedali e sono state attuate misure rigorose per ridurre il rischio di diffusione all'interno del reparto maternità.

"Tutti i pazienti che arrivano con sintomi o che sono già risultati positivi entrano da un ingresso riservato" spiega Marine Muscat Orbach, ostetrica, in un ospedale di Parigi. "Hanno il loro spazio isolato e stiamo limitando il numero di persone che possoono accedere , così abbiamo implementato il teleconsulto per i pazienti che non hanno grandi complicazioni durante la gravidanza".

Poco si sa, per il momento, circa i reali rischi di trasmissione da madre a figlio durante la gravidanza. ma la morte di un neonato di 6 mesi negli Stati Uniti, per quanto rapresenti un evento finora piû unico che raro, segnala il bisogno di estrema cautela