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Iran, medici e infermiere ballano per tenere alto il morale contro il coronavirus

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Iran, medici e infermiere ballano per tenere alto il morale contro il coronavirus
Diritti d'autore  Montalto Monella, Lillo/
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In piena epidemia di coronavirus, in Iran il personale sanitario sta cercando di tenere alto il morale (il proprio e quello dei pazienti) ballando. Anche le infermiere si cimentano nella sfida, nonostante per le donne sia un tabù danzare in pubblico. Tuttavia, grazie alle uniformi di protezione e alle mascherine facciali, in questi giorni difficili il loro sogno si è potuto trasformare in realtà.

Al momento di scrivere, l'Iran ha confermato quasi 3mila casi (il quarto Paese al mondo dopo Cina, Corea del Sud e Italia) e 92 decessi per COVID-19. Martedì il leader supremo Ali Khamenei ha ordinato all'esercito di assistere gli operatori sanitari con disinfezioni porta-a-porta.

Il filmato dei medici che allentano la tensione ballando non è il primo nel suo genere. Settimana scorsa, studentesse dell'università di Tehran hanno mandato un messaggio alle autorità iraniane sulla necessità di prendere misure più efficaci contro il diffondersi dell'epidemia sulle note di una canzone del rapper 50cent.

L'epidemia sta toccando le alte sfere della politica iraniana e perfino un consigliere del leader supremo ha perso la vita. Un politico nella cerchia di Khamenei ha contratto il SARS-CoV-2, scrive Radio Farda, e lo ha annunciato pubblicamente su Twitter.

Lo stesso ha fatto anche il vicepresidente iraniano per gli Affari femminili e familiari, Masoumeh Ebtekar: la sua foto sul letto d'ospedale, circondata da molti funzionari senza mascherina, ha indignato molti iraniani.

Kit diagnostico per privilegiati?

Gli iraniani, scrive Courier International, protestano per la differenza di trattamento tra contagiati. Perché i funzionari e i politici hanno accesso facile e veloce al kit diagnostico del coronavirus, quando la gente comune deve aspettare giorni per essere testata?

Quando il consigliere Farideddin Haddad Adel ha annunciato su Twitter di aver contratto la COVID-19, il giornalista iraniano Hossein Dehbashi gli ha risposto: "Lei ci sta insultando, noi che abbiamo tossito a morte per dieci giorni e non riusciamo a trovare nessun kit diagnostico. Sì, questo è il paese di tuo padre, di tua sorella e di suo marito [il popolo privilegiato del regime]. Ecco perché si può fare il test in pochi secondi".

La gestione delle autorità, il loro rifiuto di mettere in quarantena la città religiosa di Qom, epicentro dell'epidemia, e il loro negare la gravità della situazione continuano a suscitare indignazione tra la popolazione.

Radio Farda indica che il deputato della città di Rasht (nord), Gholam-Ali Jafarzadeh Imenabadi, ha definito i rapporti ufficiali sulle persone colpite dal coronavirus come uno "scherzo": "I funzionari non dicono tutta la verità [sul Coronavirus in Iran]. Secondo le nostre informazioni, il numero di persone che sono morte o sono state colpite dal virus è superiore alla cifra annunciata".

Il New York Times scrive che il modo di affrontare l'epidemia da parte dell'Iran è una "lezione su ciò che accade quando uno Stato che tende alla segretezza, con risorse limitate, cerca di minimizzare un'epidemia e si trova poi in difficoltà nel contenerla. Le autorità sembrano preoccupate tanto di controllare le informazioni quanto di controllare il virus".

Checkpoint tra le città

Anche Tehran ha deciso, come l'Italia, di chiudere scuole e atenei. Il provvedimento annunciato dal ministero della Salute prevede lo stop alle lezioni fino al 20 marzo, cui seguiranno altre due settimane di chiusura per le vacanze del Nowruz, il Capodanno persiano, sospendendo così le attività didattiche e accademiche per un mese.

Il ministro della salute iraniano, Saeed Namaki, in queste ore sta incoraggiando l'opinione pubblica a ridurre l'uso di carta moneta, in quanto favorirebbe la diffusione del coronavirus. Ha aggiunto che le persone dovrebbero rimanere in macchina, nelle stazioni di servizio, così da permettere agli assistenti di fare il pieno onde evitare la diffusione del virus.

Le autorità inizieranno a istituire posti di blocco per limitare gli spostamenti tra le principali città della Repubblica Islamica.

Sono ora oltre 3.150 i casi confermati in tutto il Medio Oriente.

L'Arabia Saudita mercoledì ha vietato ai suoi cittadini e agli altri residenti del regno di compiere il rituale pellegrinaggio alla Mecca; in Iran sono state annullate le preghiere del venerdì nelle principali città.