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I treni peggiori d’Europa “corrono” nei Balcani e nell’Europa dell’est

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I treni peggiori d’Europa “corrono” nei Balcani e nell’Europa dell’est
Diritti d'autore  Moldova: l'interno di un treno locale nelle periferie di Chisinau, capitale della Moldova. Foto: Marco Carlone
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C’è un settore in Europa dove il solco ormai sbiadito della Cortina di ferro scava ancora oggi un segno profondo tra i due emisferi del Vecchio Continente: è la ferrovia. In alcuni paesi il tabellone con l’orario dei treni è un vero e proprio lusso.

Capita per esempio in Albania, dove dal novembre 2019, nessun treno passeggeri ha circolato sulle ferrovie nazionali. La causa: mancanza di denaro per pagare il carburante delle locomotive. E non è neanche la prima volta. Nessun avviso ufficiale sulle tempistiche della sospensione da parte delle HSH – l’impresa ferroviaria statale. La ripresa del servizio a febbraio 2020 è stata annunciata da avvistamenti amatoriali di membri di un gruppo Facebook.

Nel 2018 una ricerca del World Economic Forum ha individuato quali sono le compagnie ferroviarie migliori e peggiori in Europa utilizzando un indice che valuta frequenza, puntualità, velocità e prezzo dei servizi ferroviari. Tra i paesi UE testa ci sono Paesi Bassi, Finlandia, Germania e Spagna, mentre i risultati peggiori arrivano da Bulgaria, Romania, Slovenia, Grecia e Croazia. Se poi si estende il raggio d’azione ai paesi extra-UE, i punteggi diventano ancora più bassi.

Su una scala da 1 a 7, Serbia, Bosnia Erzegovina e Macedonia ottengono 2 punti. In fondo alla classifica è proprio l’Albania con 1.2 punti su sette, dietro a qualsiasi altro paese del mondo dotato di ferrovia.

C’è però un ambito che mette in luce un problema ancor più strutturale per le ferrovie dell’Europa Sud-orientale. L’ultimo report dell’ERA – l’agenzia dell’UE che riunisce le infrastrutture ferroviarie comunitarie – ha rilevato i dati relativi agli incidenti, alle vittime e ai feriti gravi per ciascuno dei 28 paesi dell’Unione. Tutti i paesi dell’Europa centro-orientale riportano valori peggiori rispetto alla media europea: in alcuni casi, come in Ungheria e in Bulgaria, l’incidenza è tre volte superiore, mentre in altri, come in Romania ed Estonia, sono quintuplicati.

Albania: Queste sono le condizioni in cui viaggiano i treni in Albania. Stazione di Vore, alle porte di Tirana. - Marco Carlone

Romania e Bulgaria fanalino di coda

Il treno Oradea – Arad delle 7:05 del mattino è uno delle migliaia di convogli regionali che circolano sulla rete ferroviaria rumena. A condurre quotidianamente i passeggeri attraverso queste campagne sterminate è un’automotrice del 1937, un vero e proprio cimelio dell’anteguerra che nella maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale sarebbe conservato come pezzo da museo o usato su linee turistiche.

Come altri convogli sulla linea, percorre i 120 km che separano le due città della Romania occidentale in 2 ore e 58 minuti, a una media di 40 km/h.

“Ogni tanto capita di vedere qualche appassionato di treni venire dalla Germania a fare le foto a questa automotrice” racconta Ion, capostazione di Zerind, un villaggio a metà percorso. “Per chi deve prendere il treno tutti i giorni, però, questo viaggio non è una passeggiata” dice muovendo delle leve di fronte al suo banco di lavoro. Dietro di lui un grande macchinario segnala scampanellando l’arrivo del treno incrociante.

700 chilometri più a Sud, in Bulgaria, il treno percorre – ma solo tre volte a settimana – i 34 chilometri che separano le cittadine di Kyustendil e Gueshevo in un’ora e 40 minuti. Lo stato dell’infrastruttura consente una velocità massima di 25 km/h, che in alcuni tratti scende a 15 km/h.

In questo angolo d’Europa l’arretratezza della ferrovia si riscontra soprattutto osservando i convogli e le infrastrutture.

Secondo le stime del portale finanziario profit.ro, lo stato di arretratezza di questi due elementi ha causato sulle ferrovie romene ritardi per 4,5 milioni di minuti solo nell’anno 2017, circa 8,6 anni di ritardo in 365 giorni di circolazione. E si parla di un paese che – secondo il più recente report dell’UIC – Unione Internazionale delle Ferrovie, ha trasportato nel 2019 circa 53 milioni di passeggeri.

Nel 2017 la società di consulenze Boston consulting ha elaborato uno studio che calcola le performance ferroviarie dei paesi UE sommando livelli di sicurezza, intensità dell’uso e qualità del servizio. Agli ultimi posti ci sono proprio Romania e Bulgaria, con un punteggio di 2 su 10. Primo paese d’oltrecortina è la Repubblica Ceca, a 5 punti.

Bosnia: un casellante tira giù a mano le sbarre di un passaggio a livello nei pressi di Lukavac, in Bosnia Erzegovina - Marco Carlone

Una pensione che non arriva mai

In paesi come la Bulgaria o la Romania circolano quotidianamente i treni di seconda o terza mano scartati nei primi anni 2000 dalle ferrovie francesi, inglesi, tedesche o danesi. Ma fuori dai confini dell’Unione la situazione peggiora ulteriormente.

Valon è un macchinista di Durazzo, in Albania. Mentre attende i suoi colleghi, che manovrano un treno merci, racconta che tutti i mezzi sono vandalizzati, le carrozze viaggiano senza luce e con i vetri sfondati dalle pietrate. “Anche le locomotive cadono a pezzi” dice indicando i fanali “hanno rubato pure le lampadine dei fari”.

In Moldova vecchie macchine di era sovietica prestano servizio insieme ad automotrici degli anni ’60 dove i passeggeri si siedono su panche di legno, in Bosnia Erzegovina alcuni stabilimenti minerari movimentano quotidianamente treni di carbone con delle locomotive a vapore del 1942.

Anche sul fronte dei collegamenti internazionali non va molto meglio: nell’ultimo decennio la Bosnia Erzegovina ha visto l’eliminazione degli unici tre convogli che collegavano Sarajevo a Belgrado, Zagabria e Budapest. Brano è croato di Sisak, ma lavora a Sarajevo: “fino a qualche anno fa andavo a trovare mia madre in treno” racconta, “oggi sono costretto a usare il bus e a fare almeno un cambio. Anche in treno era un viaggio lungo, ma ora è più scomodo”.

Romania: in Romania sono numerosi i tratti in cui la ferrovia viene letteralmente fagocitata dalla vegetazione. - Marco Carlone

L’obiettivo: ridurre il gap con l’Europa occidentale

Nonostante questo divario con il resto del continente, anche nei Paesi dell’Europa centro-orientale e dei Balcani le ferrovie sono oggetto di processi di restauro e rinnovamento.

Grazie agli investimenti dell’UE, in Bulgaria e Romania sono in corso massicci lavori di adeguamento delle infrastrutture principali agli standard europei per aumentare la velocità massima di alcune tratte a 140/160 km/h. In Macedonia del Nord, Serbia, Montenegro e Bosnia Erzegovina nuovi rotabili di costruzione cinese, russa e spagnola sono stati acquistati per integrare il parco di locomotive e carrozze.

Si tratta però di interventi che interessano perlopiù le arterie principali di traffico: l’intento dichiarato dall’Unione Europea è potenziare i corridoi di trasporto transeuropei TEN per ridurre il gap di sicurezza e velocità con gli altri paesi UE.

Il rischio è però che i passeggeri che vivono lontani dalle tratte principali continuino ad essere relegati a una ferrovia di seconda – quando non terza – classe, che viaggia a porte aperte su treni del dopoguerra.