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Perché i greci delle isole dell'Egeo sono contro il caos migratorio

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Perché i greci delle isole dell'Egeo sono contro il caos migratorio
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Acque agitate nel Mar Egeo. Dove gli abitanti delle isole di Lesbo, Samos e Chios, hanno proclamato uno sciopero. È la prima volta che cittadini di zone ad alta densità di sbarchi migratori decidono di incrociare le braccia e manifestare. Ce l'hanno con il sovraffollamento disorganizzato delle migliaia di candidati all'asilo e di fuggiaschi che sbarcano nei loro arcipelaghi, mettendo a repentaglio anche il turismo.

Quello che infastidisce gli isolani sono soprattutto gli Hot Spots per l'identificazione dei migranti, e i centri d'accoglienza mal gestiti, come segnala un pope di Lesbo: "In questi campi neanche gli animali possono vivere degnamente. Mi dispiace. Ma non è colpa mia e non posso addossarmene la responsabilità".

Il campo di Moria è un esempio della situazione critica.

È difficile. Gli abitanti non vogliono passare per xenofobi. Protestano contro l'abbandono in cui versano le isole e i suoi abitati di fronte ai continui sbarchi. L'unione europa è assente e i funzionari europei di Frontex, incaricati di controllare i confini non riescono a contenere la massa di arrivi.

Un cittadino di Chios lamenta: "Non crediamo più a nessuno. Tutto quello che finora è stato detto si è dimostrato una menzogna. Non è stato rispettato nessun impegno". Mentre a Lesbo i dimostranti cantavano: "ridateci la nostra isola, restituiteci le nostre vite".

Il governatore per l'Egeo settentrionale, Kostas Matsouris dice che "i locali sono soprattutto infastiditi dal fatto che le loro isole siano diventati centri di detenzione per più di ottanta paesi". Secondo Matsouris "50 mila migranti sono in attesa delle procedure di identificazione. E questa situazione non è che il risultato di un patto del silenzio tra i paesi dell'Ue".

A Samos, invece dove risiedono ufficialmente 7.519 migranti, gli abitanti chiedono il loro trasferimento nella Grecia continentale.

Il sindaco di Samos orientale punta invece il dito contro Frontex, affermando che l'agenzia europa dovrebbe occuparsi delle acque confinanti col territorio marittimo turco.