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Significati e attese della ritirata nel Donbass

Significati e attese della ritirata nel Donbass
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Qualche passo indietro simbolico, per aprire uno spiraglio a un nuovo negoziato. Osservate dagli ispettori Osce della missione di monitoraggio del conflitto in Ucraina orientale, mercoledì le truppe ucraine e quelle filo-russe si sono ritirate di circa un chilometro dalle rispettive posizioni nel Donbass. Il riposizionamento è avvenuto in un nucleo di villaggi chiamati Zolotoe (argento sia in russo che in ucraino) e numerati dall'1 al 5: Zolotoe 1, Zolotoe 2... È un'area circoscritta del Donbass, in quella che fu la provincia di Luhansk, oggi divisa tra un territorio a tutt'oggi appartenente, secondo la legalità amministrativa e quella internazionale all'Ucraina, e la "terra incognita" controllata dalla Luganskaja narodnaja respublika, la filo-russa e separatista Repubblica popolare di Luhansk, nata nel 2014, assieme alla vicina Repubblica popolare di Donec'k, con la controrivoluzione filo-Mosca, opposta ai nuovi assetti politici nati dalla rivolta di Maidan. Il nucleo di Zolotoe, un ex centro minerario e di lavorazione dell'argento, si trova tra i due fuochi dall'inizio del conflitto nel 2014. Qui le prime linee tra l'esercito regolare ucraino e li milizie pro-Cremlino era fino a mercoledì di soli 400 metri. E i suoi abitanti sopravvivono solo grazie agli aiuti internazionali, soprattutto delle Nazioni unite e della Croce rossa internazionale.

Il solito paso doble in armi?

Non è la prima volta che le due armate riposizionano uomini in modo non ostile, per onorare i numerosi cessate il fuoco negoziati nel quadro degli accordi di Minsk 1 e 2. Salvo riprendere poi a sparare. Come è stato il caso in precedenza con ritirate di parecchi chilometri delle armi pesanti, razzi Grad e grossi calibri di artiglieria, dalle linee del fronte. Gli effetti erano solo simbolici e di pochi giorni.

Per il presidente Zelenskij si tratta invece dell'occasione di riaprire il processo negoziale di Minsk, nel formato Normandia. Ciò significa: trattativa diretta tra il capo dello stato ucraino, Vladimir Putin, con gli onesti sensali franco-tedeschi, rispettivamente, Macron e Merkel. Quindi al massimo livello diplomatico sul piano europeo. Il primo sostenitore, e ancor molto attivo di questo quadro negozaile, fu ed è l'ex presidente ucraino Leonid Kuchma, rispettato per la sua competenza e astuzia politiche da entrambe le parti. Questo ex-ingegnere missilistico dell'epoca sovietica crede che l'operazione di smilitarizzazione progressiva delle prime linee possa portare a dei colloqui concreti per una pace definitiva.

La zampa dell'orso sull'uscio di casa

Molti ucraini, e non solo nazionalisti, si oppongono fermamente alla cessazione delle ostilità. Non accettano l'ambiguità che attribuiscono alla Russia. Mosca ha infatti sempre negato di avere inviato truppe in territorio ucraino, affermado che si tratta di una guerra civile, in cui Mosca invia aiuti a popolazioni russofone che "soffrono".

Alcune immagini dei miliziani filo-russi che si soono ritirati mercoledì mostravano uomini armati con uniformi dell'esercito russo, privi di mostrine, laddove normalmente le unità delle due piccole repubbliche separatiste portano insegne.

Nuova costituzione, vecchie abitudini?

Il dibattito a Kiev è aperto, chi si oppone alla soluzione negoziale proposta da Volodymyr Zelens'kyj non vuole quello che il Cremlino chiede da cinque anni, un'autonomia politica e amministrativa del Donbass nel quadro di un'Ucraina con una costituzione federale.

Le forze democratiche, conservatrici e liberali che hanno appoggiato l'ex presidente Petro Poroshenko, sono tra gli oppositori del progetto di pacificazione, perché pensano che sarebbe l'inizio dello smembramento del paese.

Ma rappresentano una fazione politica sconfitta alle urne, proprio da Zelens'kyj, per gli scarsi risultati politici, economici e sociali dell'amministrazione dell'oligarca del cioccolato.

Per Germania, Francia e Ue in generale, è tempo di pacificare quella zona. In realtà, aparte la Polonia, i tre Paesi baltici e il Regno unito, hanno tutti fretta di ristabilire la piena cooperazione con il Cremlino.

Mentre gli Usa, sostenitori di Kiev in questo conflitto, sono troppo affeccendati con gli scandali presidenziali legati all'Ucraina.

E a quanto pare fra Trump e Zelens'kyj non scorre buon sangue.

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