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Cambridge Analytica: Facebook pagherà 580.000 euro di multa

Cambridge Analytica: Facebook pagherà 580.000 euro di multa
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Facebook ha deciso di pagare. La società con sede a Menlo Park ha accettato la multa di 500.000 sterline, pari circa a 580.000 euro, per violazione della legge sulla protezione dei dati, in merito allo scandalo Cambridge Analytica. Poco, rispetto a quanto ricevuto dal social media negli Stati Uniti: 5 miliardi di dollari. L'ha fatto sapere l'Ufficio del commissario per l’informazione (ICO) britannico che ha specificato come Facebook, nonostante la rinuncia a fare appello, non abbia comunque ammesso le proprie responsabilità.

Ecco il comunicato stampa di ICO -> Comunicato sull'accordo trovato tra Facebook e ICO

Lo scandalo Cambridge Analytica

Cambridge Analytica - società di consulenza con sede a Londra di proprietà del milionario Robert Mercer e guidata dall'ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon - era entrata in possesso dei dati di almeno 1 milione di utenti britannici - circa 87 milioni in tutto il mondo - usandoli per scopi politici. La società aveva collaborato nelle campagne elettorali di Trump e in quella pro-Brexit, utilizzando i dati dei profili Facebook, per creare un potente software, al fine di prevedere e influenzare le scelte elettorali, attraverso annunci politici personalizzati.

Il mea culpa di Zurckerberg davanti al Congresso USA

L'amministratore delegato del social network, Mark Zuckerberg, aveva dovuto rispondere alle domande dei giudici statunitensi ed europei, su come la società di consulenza era entrata in possesso di quelle informazioni. "È chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per evitare che questi strumenti di connessione venissero usati per nuocere - aveva dichiarato, davanti al Congresso a stelle e strisce, l'AD del colosso della rete - E questo vale per le notizie false, l'interferenze straniere nelle elezioni, le incitazioni all'odio e la privacy dei dati. Non abbiamo avuto una visione abbastanza ampia delle nostre responsabilità ed è stato un grande errore. È stato un mio errore e ne sono dispiaciuto. Ho fondato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di quanto vi accade".

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