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Il premier macedone: "Europa aprici le porte oppure sono guai"

Il premier macedone: "Europa aprici le porte oppure sono guai"
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Per l'Unione Europea l'adesione della "rinominata" Repubblica della Macedonia del Nord non è una priorità. La cosa potrebbe vanificare l'accordo di Prespa che nel 2018 aveva apparentemente sedato la contesa del nome Macedonia con la Grecia.

Una controversia diplomatica vecchia di almeno 30 anni

La controversia diplomatica sul nome della Repubblica di Macedonia è un conflitto decennale sorto nel 1991 e forse risolto nel 2018, al momento dell’accordo di Prespa stretto fra il premier greco Tzipras e il suo omologo Macedone del nord, Zaev.

La nostra intervista al premier macedone

Euronews ha incontrato proprio Zoran Zaev che ha spiegato come parte dell'accordo con Atene fosse preventivo all'ingresso nell'Unione per il suo paese e che solo in questo senso lui lo ha firmato. L’accordo ha significato inoltre la fine del veto che la Grecia poneva all’ingresso del vicino paese slavo nella Nato e nell’Ue, ma è stato fortemente avversato dall’opinione pubblica greca.

Zoran ZAEV, primo ministro della Macedonia del Nord:Così non è possibile implementare l'accordo di Prespa che in parte verrà congelato, non c'è alternativa. Magari cercheremo di avanzare in qualche capitolo ma le cose sono interconnesse visto che il processo di attuazione dei capitoli significa allargare la nostra sovranità per entrare nell'Unione Europea.

Cosa c'è dietro lo scontro sul nome MACEDONIA

Il contenzioso sorgeva dal fatto che sia la Repubblica di Macedonia, stato della ex Jugoslavia dal 2018 ribattezzato Repubblica della Macedonia del Nord, che la Grecia rivendicavano sia l’uso esclusivo del nome “Macedonia” che la relativa eredità culturale della classicità e del suo leggendario condottiero Alessandro Magno. L'irritazione di Atene dipendeva anche dal fatto che la nuova Repubblica a nord della Grecia si era appropriata della Stella di Vergina – simbolo della dinastia di Filippo II il Macedone, padre di Alessandro – apponendola sulla propria bandiera. In realtà dietro i simboli c'è anche il timore di Atene di veder risorgere ambizioni irredentistiche con tutto quel che ne consegue.

Per Zaev non ci sono alternative, o l'Europa o il caos

Per Zaev il suo paese non ha alternativa se non quella europea, in caso contrario l'effetto nei Balcani sarà spiacevole anche per l'Europa.

Zoran ZAEV:Se le stelle dell'Unione Europea si spengono verrà il buio. Nel buio ci perderemo e rinasceranno le idee radicali, il nazionalismo, cose che generano danni in tutti i Balcani. Quando i Balcani hanno un problema anche l'Europa ha un problema.

La Croazia potrebbe perorare la causa di Skopje

In vista della sua presidenza al Consiglio dell'UE, dal 1 ° gennaio 2020, la Croazia tenterà di convincere i recalcitranti in materia di allargamento, come ha spiegato a Euronews il premier croato Andrej Plenković. Per lui l'allargamento "è meglio per la stabilità della regione, è meglio per il futuro del vicinato europeo e il processo deve iniziare".

L'edizione integrale dell'intervista al premier della Macedonia del nord Zoran Zaev è disponibile su euronews.com nella rubrica Global Conversation.