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La morte dello psico-dissidente russo, Vladimir Bukovskij

La morte dello psico-dissidente russo, Vladimir Bukovskij
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Requiem per uno psicodramma ideologico. A settantesei anni se ne va Vladimir Bukowskij, snodo della dissidenza sovietica dell'epoca Brezhneviana, l'era della grande glaciazione ideologica del socialismo realizzato. L'intellettuale moscovita, fuggito in Baschiria ai tempi della Grande guerra, con la famiglia, cominciò in realtà ad andare nei guai già ai tempi di Krusciov. Ma fece dentro e fuori dalle psikhushka, gli ospedali psichiatrici sovietici dal 1963 fino al 1970. Dopo intemperanze contro i Komsomol, la Lega della gioventù comunista sovietica, messe nero su bianco nel pamphlet "Tesi sul fallimento dei Komsomol". Nel 1971 Bukowski divenne protagonista dei samizdat, con un vero sccop, quando riuscì a far filtrare in occidente un documento clandestino di 150 in cui svelava i dettagli di come il regime usasse lo strumento della coercizione psichiatrica per reprimere la dissidenza. Venne internato e poi espulso dallo stato socialista, e scambiato nel 1976 con il segratario del partito comunista cileno, Luis Corvalan, all'epoca internato dalla giunta del generale Augusto Pinochet, nel campo di concentramento di Ritoque. Nonostante le barriere ideologiche e le repressioni, erano anche tempi di distensione tra Est e Ovest. E l'Urss aveva accettato l'anno precedente di lasciar partire oltrecortina numerosi dissidenti e aspiranti _neo-émigrés. _

Vladimir Bukovskij se ne andò a vivere nel Regno unito, e fece un dottorato in biologia a Cambridge, concentradosi in particolare sulla neuro-fisiologia.

Attaccò a più riprese l'Unione europea, che a suo giudizio aveva nel suo codice genetico tutte le caratteristiche per diventare un sorta di replica dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche.

Nel 2007 si candidò alle elezioni presidenziali russe con un comizio nel centro di Mosca. Ma la sua candidatura venne respinta dalla commissione elettorale centrale della Federazione russa per la sua doppia cittadinnaza anglo-russa. Si confrontò a Putin, e arrivò a definirlo "degno erede di Lavrentij Berija (il capo dell'Nkvd ai tempi di Stalin)". Le sua accuse contro il presidente si inasprirono dopo la morte dell'ex agente dell'Fsb, Litvinenko, fuggito a Londra, dopo aver disertato il servizio di sicurezza, erede del Kgb.

Nel 2015 finì sotto accusa, in Gran Bretagna, per possesso di immagini pedopornografiche. Non potendo partecipare alle udienze, a causa del suo stato di salute deteriorato, la sua morte è giunta prima della sentenza definitiva.