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Il regista della libertà. Oleg Sentsov tuona contro Putin

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Il regista della libertà. Oleg Sentsov tuona contro Putin
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Oleg Sentsov si mette in scena in un conferenza stampa a Kiev dopo la liberazione. Il regista di Crimea, russo etnico e ucraino per volontà, non perdona i suoi carcerieri dopo una detenzione durata oltre cinque anni. Il cineasta ora utilizza la libertà ritrovata per dimostare che non getta la spugna sull'annessione russa della penisola contesa. E non si risparmia proclami agguerriti:

"Ora mi occuperò delle due cose migliori al mondo: fare film e vivere. E per quanto riguarda la Crimea, ci tornerò solo su di un carro armato"

Sentsov è stato liberato in uno scambio di prigionieri tra fazioni fazioni filo russe, in guerra nel Donbass, e Ucraina. E dice che il cammino è ancora lungo:

"Farò di tutto per sensibilizzare le persone su questo problema, per mantenere vivo l'interesse nei confronti dei nostri prigionieri e di quelli russi. Vengono divisi, ma noi non vogliamo. Sono tutti prigionieri del Cremlino. È gente che soffre a causa di Putin, e ha bisogno di aiuto"

Con l'arrivo di Volodymir Zelensky al potere, Mosca e Kiev, stanno lanciando segnali per rilanciare i negoziati con il gruppo di Normandia, per il conflitto ucraino, composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania. La liberazione dei prigionieri, tra cui Sentsov, in questo è stato salutato come un passo preliminare. L'occidente vuole risolvere la questione ucraina, per tornare ad avere un rapporto sereno con la Russia. Il presidente Usa, Trump non ne fa mistero, e nel G7 di Biarritz ha fatto capire doi voler far tornare Putin tra i grandi ristabilendo il G8, da cui la Russia era stata esclusa a causa come sanzione dopo l'annessione della Crimea nel 2014. L'8 di settembre, solo un giorno dopo lo scambio di prigionieri, Putin e Macron hanno avuto un colloquio telefonico considerato soddisfacente da entrambe le parti.

Oleg, o Oleh, per chi preferisce la lingua ucraina, incarna la Crimea che non accetta l'annessione alla Russia. Venne infatti imprigionato dalle forze di sicurezza russe a Simferopoli, con l'accusa di appartenere a Pravy Sektor, il Settore destro, un gruppo para-militare nazionalista ucraino. E di aver commesso attentati. Il regista ha sempre respinto le accuse.