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Ecuador nel caos: due morti e quasi 600 arresti durante le proteste antigovernative

Ecuador nel caos: due morti e quasi 600 arresti durante le proteste antigovernative
Diritti d'autore REUTERS/Daniel Tapia
Diritti d'autore REUTERS/Daniel Tapia
Di Euronews Agenzie:  Ansa
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Martedì centinaia di indigeni ecuadoriani hanno occupato la sede dell'Assemblea Nazionale per protestare contro la cancellazione dei sussidi sul carburante

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È di due morti e quasi 600 arresti il bilancio degli scontri tra polizia e manifestanti in Ecuador, teatro dalla scorsa settimana di proteste antigovernative dopo il taglio dei sussidi al carburante.

Il presidente Lenin Moreno, costretto a spostare la sede del governo da Quito a Guayaquil, ha introdotto un coprifuoco che vieta la circolazione dalle otto di sera alle cinque del mattino nelle vicinanze di edifici governativi e installazioni strategiche. 

Il coprifuoco, si legge nel decreto governativo, resterà in vigore "finché durerà lo stato di emergenza e secondo le necessità stabilite dal ministero dell'Interno e dalla polizia nazionale per mantenere l'ordine pubblico interno, potendosi, nel caso di necessità, stabilire salvacondotti e documenti simili".

Ieri centinaia di manifestanti, appartenenti alla Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador (Conaie), hanno fatto irruzione nella sede dell'Assemblea nazionale a Quito, prima di essere respinti dalla polizia con l'uso dei lacrimogeni.

Sono circa 10mila gli indigeni arrivati nella capitale per partecipare allo sciopero nazionale in programma oggi. I prezzi del carburante sono più che raddoppiati dalla scorso giovedì, quando è entrata in vigore la cancellazione dei sussidi. Dal governo di Moreno finora è arrivato un secco rifiuto alle richieste di reintrodurli.

"Il sistema democratico e la costituzione non possono essere violati - ha detto il presidente ecuadoriano -. Non è ammissibile che le proprietà dei cittadini ecuadoriani siano danneggiate o che l'integrità fisica delle persone venga messa in pericolo".

Il presidente ha anche accusato gli avversari politici di aver organizzato le proteste e ha parlato senza mezzi termini di un tentativo di colpo di stato in atto. L'eliminazione dei sussidi fa parte delle misure di austerità concordate con il Fondo monetario internazionale per dare stabilità finanziaria al paese.

Le vittime sono due giovani ecuadoriani. Marco Oto, 26 anni, è morto ieri dopo che il giorno prima era caduto da un ponte dove sono avvenuti scontri con la polizia a Quito.

La Commissione ecumenica di diritti umani (Cedhu), riferisce il quotidiano El Comercio, ha indicato via Twitter che il giovane era residente della zona e stava andando dalla madre quando è rimasto intrappolato nello scontro fra dimostranti e polizia.

Non è chiara la dinamica dell'accaduto, aggiunge il giornale, ma dalle immagini e testimonianze si capisce che negli incidenti di ieri almeno tre persone sono cadute dal ponte procurandosi gravi ferite che per Oto sono state letali.

Domenica scorsa un altro giovane, Raúl Chilpe, è morto dopo essere stato travolto da un auto all'altezza di una barricata lungo la statale Cuenca-Molleturo-El Enpalme, nel sud del Paese.

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