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Ok del Consiglio europeo: la rumena Kovesi procuratore capo europeo (nonostante il no di Bucarest)

Ok del Consiglio europeo: la rumena Kovesi procuratore capo europeo (nonostante il no di Bucarest)
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Photos/Octav Ganea via REUTERS/File Photo
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La rumena Laura Codruta Kovesi diventerà il primo procuratore capo europeo, a capo di una nuova agenzia europea per cercare di combattere i crimini finanziari contro il bilancio della Ue. Sarà operativa alla fine del 2020 e avrà sede a Lussemburgo.

Kovesi, rimossa dal suo incarico dal governo di Bucarest lo scorso anno, è l'ex capo dell'anti-corruzione della Romania (DNA). Il suo nome è stato scelto a scrutinio segreto dagli ambasciatori europei durante una riunione a Bruxelles.

Un portavoce del Consiglio europeo ha confermato a Euronews che il voto si è tenuto per cercare di superare "le differenze di vedute in seno al Parlamento europeo".

Gli eurodeputati avevano già proposto e appoggiato Kovesi, ma il Consiglio europeo - l'organismo che riunisce i leader UE - puntava piuttosto sul francese Jean-Francois Bohnert. L'istituzione è stata criticata per aver presumibilmente ceduto alle pressioni della Romania.

Ma un "voto informale ha confermato come ci fosse una maggioranza sufficiente a sostenere la signora Kövesi", ha aggiunto il portavoce. Il governo rumeno si è opposto con veemenza alla nomina di Kovesi e l'ambasciatore rumeno è stato incaricato di votare contro.

Stato di diritto in Romania

"Lo ripeterò... non sosteniamo il mandato per Laura Codruta Kovesi", ha detto quest'oggi il primo ministro rumeno Viorica Dancila ai giornalisti, dopo una riunione di partito.

Parlando con Reuters, la diretta interessata Kosevi ha affermato: "Spero che questo voto motivi i magistrati rumeni a continuare la loro lotta contro la corruzione, difendere l'indipendenza della magistratura e resistere a potenziali pressioni e molestie".

Nelle prossime settimane il Consiglio europeo procederà a una votazione formale che dovrebbe confermare la nomina. Funzionari europei e statunitensi hanno ripetutamente criticato i socialdemocratici rumeni al potere per il progetto di revisione del sistema giudiziario, giudicato come una minaccia per lo stato di diritto e per la lotta contro la corruzione.

"Scegliendo Kovesi, la UE sta inviando un messaggio forte a criminali e a corrotti ovunque: il messaggio è che è disposta a difendere come si deve il suo bilancio", le parole dell'eurodeputata e giurista dei Verdi, Saskia Bricmont.

Cos'è la procura europea (EPPO)

Bruxelles istituirà nel 2020 una procura europea per combattere corruzione, frodi fiscali e altri reati che ledono il bilancio comune. Sono 22 i paesi UE che hanno aderito al progetto: tra essi c'è anche l'Italia. Attualmente solo le autorità nazionali possono indagare e perseguire le frodi a danno del bilancio UE nei rispettivi paesi.

Esiste già un Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), al momento l'unica agenzia in grado di indagare in modo indipendente sulla corruzione che coinvolge fondi europei; tuttavia, non può portare in tribunale tutti coloro che ritiene colpevoli, e i suoi poteri si fermano ai confini di ogni Stato membro. L'OLAF - insomma - può solo raccomandare alle autorità nazionali di svolgere indagini, non può iniziare sua sponte un'indagine penale.

Tra il 2009 e il 2016, solamente il 44,5% delle raccomandazioni dell'agenzia ha portato alla formulazione di accuse in tribunale.

Uno studio commissionato dal Parlamento europeo nel 2016 indica come la corruzione costi ai paesi UE fino a 990 miliardi di euro l'anno in termini di perdite sul prodotto interno lordo.

C'è poi anche Eurojust, che mira a migliorare la cooperazione in materia di indagini e azioni penali tra i paesi dell'UE ma, a differenza dell'EPPO, non ha autorità sui singoli paesi.

In che modo potrà agire

Bruxelles afferma che l'agenzia sarà in grado di indagare, perseguire e giudicare i reati contro il bilancio comunitario. I suoi poteri potrebbero essere estesi anche al terrorismo transfrontaliero, anche se finora non è stato concordato nulla.

EPPO avrà una struttura decentrata. Ci saranno un procuratore capo, che a questo punto sarà quasi certamente la Kovesi, e procuratori per ogni Stato membro UE. Esisteranno poi altri procuratori "delegati" che lavoreranno in ciascun paese a supporto: saranno incaricati di svolgere le indagini e le azioni penali, ma saranno monitorati nella loro attività dalla sede centrale di Lussemburgo.

"Gli strumenti dei pubblici ministeri nazionali per combattere la criminalità finanziaria su larga scala in più di un paese sono limitati", ha dichiarato l'OLAF. "Il nuovo procuratore europeo sarà in grado di agire rapidamente a livello transfrontaliero senza la necessità di lunghi procedimenti di cooperazione giudiziaria. "Ciò dovrebbe portare a procedimenti giudiziari più efficaci e a un recupero più efficiente del denaro sottratto".

"Tale intervento è necessario per recuperare i miliardi che le bande criminali organizzate guadagnano ogni anno eludendo le norme nazionali ed europee. Nel 2015, ad esempio, oltre alle frodi sull'IVA, le autorità nazionali hanno segnalato frodi a danno del bilancio UE per un valore di circa 638 milioni di euro".

Carl Dolan, direttore della ONG anti-corruzione Transparency International EU, ha accolto con favore la creazione dell'EPPO. "È una risposta a un problema europeo. L'OLAF può svolgere indagini sulla corruzione e sulle frodi, ma non può perseguirle".

Possibili problemi

C'è un detto secondo cui un cammello non è altro che un cavallo progettato da un comitato. L'analogia si applica all'EPPO secondo il professor Dermot Walsh, esperto di diritto penale UE dell'Università del Kent.

"Quella che nelle intenzioni doveva essere una struttura centralizzata ragionevolmente coerente è stata trasformata in una struttura ingombrante e parzialmente decentrata. Questo è in gran parte il risultato dei compromessi fatti per risolvere le tensioni tra Bruxelles e gli Stati membri. L'effetto probabile sarà incertezza, confusione e continue lotte di potere tra il centro e le autorità nazionali nei singoli casi che, a loro volta, possono portare a ritardi o abbandono del fascicolo. Potrebbero inoltre insorgere conflitti di attribuzione tra gli Stati e l'EPPO sulla giurisdizione nei singoli casi. Se la giurisdizione si estenderà al terrorismo, la cosa non farà che amplificare i problemi".

Infine, conclude Walsh, "c'è incertezza sul rapporto tra EPPO e Eurojust e, più in generale, sul rapporto tra le indagini/processi condotti da EPPO e quelli degli Stati membri che hanno scelto di non farvi parte".