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VIDEO - Polonia, agenti sfondano i vetri a martellate e arrestano attivisti di Greenpeace

VIDEO - Polonia, agenti sfondano i vetri a martellate e arrestano attivisti di Greenpeace
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Max Zielinski/Greenpeace Polska via REUTERS
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Greenpeace ha accusato le autorità polacche di abuso di potere ed eccessivo uso della forza dopo un raid notturno su una delle sue navi: degli agenti mascherati hanno fatto irruzione sfondando i vetri e hanno arrestato due attivisti .

Nel video che trovate qui, diffuso dall'Ong ambientalista, si vedono degli uomini delle forze dell'ordine, con caschi e passamontagna, in braccio delle armi automatiche, sfondare le finestre del Rainbow Warrior grazie all'ausilio di martelli.

Una volta entrati, gli agenti puntano le armi contro gli attivisti e urlano "a terra", ordinando a chi sta filmando di smettere immediatamente di registrare. Il capitano della nave e un attivista sono stati arrestati e sono accusati di "violazione delle norme di sicurezza marittima", scrive il ministero degli Interni polacco in un comunicato. Gli ufficiali, secondo quanto si legge, si sono comportati in modo "professionale ed efficace".

L'operazione notturna è arrivata poche ore dopo l'ancoraggio del Rainbow Warrior in un terminal adibito allo commercio di carbone del porto di Danzica, nel nord-est del paese. Lo scopo degli attivisti era quello di impedire lo scarico di una nave cargo proveniente dal Mozambico.

Il gruppo ha reso noto che la protesta pacifica voleva attirare l'attenzione sul fatto che il paese continua a dipendere dal carbone. Si stima che negli ultimi due anni le importazioni polacche di carbone siano raddoppiate fino a superare i 20 milioni di tonnellate.

Nell'accordo di Parigi sul clima, l'Unione europea si è impegnata a ridurre le proprie emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Secondo l'istituto di analisi del clima di Berlino, la riduzione del consumo di carbone è la chiave per il raggiungimento dell'obiettivo.

L'Ong ha calcolato che, per essere compatibile con gli obiettivi sulle emissioni, la Ue avrebbe dovuto chiudere il 25% delle sue 738 centrali a carbone in funzione entro il 2020, per arrivare al 72% entro il 2025 prima di una chiusura completa nel 2030.

Gli Stati membri che dipendono maggiormente dal carbone sono la Polonia, la Germania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca e la Romania, mentre la Germania e la Polonia sono responsabili congiuntamente del 54% delle emissioni tra i paesi Ue.

"Vorremmo che le autorità polacche facessero qualcosa per la crisi climatica con la stessa rapidità e decisione di quando reprimono proteste pacifiche", ha dichiarato in una dichiarazione Marek Józefiak, coordinatore della campagna per il clima e l'energia di Greenpeace Polonia. "L'assurdità dell'attuale politica del governo a favore del carbone è ben illustrata dal fatto che, per raggiungere il nostro paese, il carbone del Mozambico percorre quasi 15mila km: più del diametro dell'intero globo. Le autorità devono finalmente capire che non abbiamo bisogno di più carbone. Abbiamo bisogno di un'equa trasformazione energetica e dello sviluppo di fonti di energia rinnovabile che garantisca l'indipendenza energetica della Polonia e nuovi posti di lavoro".

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