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Brexit: Boris Johnson non "sfonda" nei negoziati, atteso a Berlino e Parigi

I parlamentari Stephen Doughty e Luciana Berger consegnano una lettera al numero 10 di Downing Street.
I parlamentari Stephen Doughty e Luciana Berger consegnano una lettera al numero 10 di Downing Street.
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C'è posta per Boris Johnson.
"Richiamaci", c'è scritto.

Al numero 10 di Downing Street il parlamentare laburista Stephen Doughty e l'indipendente Luciana Berger hanno recapitato una lettera per il primo ministro britannico.

La lettera per Boris Johnson. Indirizzo: 10, Downing Street.

Secondo i detrattori della No Deal Brexit, serve un urgente richiamo del Parlamento a Boris Johnson, per affrontare quella che definoscono "un'emergenza nazionale", poiché la scadenza del Regno Unito, il 31 ottobre, per lasciare l'UE si avvicina sempre di più.

Le ultime 24 ore hanno visto uno scambio di opinioni piuttosto vivace tra Londra e Bruxelles.
Che non promette niente di buono per il Regno Unito.

"Al momento è assolutamente vero che i nostri amici e alleati sono un po' negativi e poi ho letto quello che ha scritto Donald Tusk e non si è trattato certo di ottimismo.
Penso che in realtà ce la faremo.
C'è una sensazione reale, ora qualcosa deve essere fatto con questo backstop, non possiamo farlo passare al Parlamento così com'è".
Boris Johnson
55 anni, Premier britannico
REUTERS/Peter Nicholls/Pool
Boris Johnson sorride per non piangere: sembra non saper più che pesci pigliare per la vicenda-Brexit.REUTERS/Peter Nicholls/Pool

Backstop o non backstop?

Il backstop, il sistema di regolamentazione del confine irlandese post-Brexit, è stato uno dei punti principali di una lettera inviata da Boris Johnson al Presidente del Consiglio dell'UE.

L'attuale accordo, in mancanza di una soluzione migliore, prevede che - dopo un periodo transitorio di due anni - tutto il Regno Unito rimanga nell'Unione doganale.
Boris Johnson propone di sostituire l'antidemocratico backstop - come lui stesso lo definisce - con un "impegno giuridicamente vincolante" a non costruire infrastrutture o effettuare controlli alla frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda, a condizione che Bruxelles si impegni a fare lo stesso.

Dopo la Brexit, il confine irlandese diventerebbe l'unica frontiera di terra fra la Gran Bretagna e l'Unione europea (Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda). Oggi, in Irlanda, vige circolazione reciproca di merci e cittadini, ma dopo la fuoriuscita del Regno Unito dall'Ue, scatterebbero regole doganali differenti.

I confini non piacciono né a Londra né a Bruxelles: una frontiera rigida causerebbe una netta flessione degli scambi interni, pari a circa 3 miliardi di euro nel 2016, e riacutizzerebbe vecchie tensioni sopite dopo l'Accordo del Venerdì Santo (1998).

Il cosiddetto backstop garantisce che non sarà realizzato alcun confine rigido fra Irlanda e Irlanda del Nord nel caso in cui Regno Unito e Ue non riescano a definire regole condivise in relazione ai rapporti commerciali sul lungo periodo: l'Irlanda del Nord rientrerebbe in pieno nell'unione doganale e dovrebbe, in aggiunta, rispettare alcune norme del mercato unico europeo.

L'accordo di backstop ha sollevato un vespaio di polemiche, sia da parte dei sostenitori della Brexit a ogni costo che degli unionisti nordirlandesi.

Il primo tentativo

È stato il primo vero tentativo di negoziato di Boris Johnson prima della sua visita a Berlino e Parigi, da Angela Merkel e Emmanuel Macron.

Ma in un tweet Donald Tusk non è andato per il sottile: "Il backstop è un'assicurazione per evitare un confine rigido in Irlanda, almeno fino a quando non verrà trovata un'alternativa".

Tusk ha aggiunto che Johnson non ha proposto alcuna alternativa veramente realistica.

Il tweet di Donald Tusk.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel resta alla finestra, per il momento.
In visita in Islanda prima di dare il benvenuto a Berlino a Boris Johnson, ha dichiarato che le alternative pratiche saranno senz'altro prese in considerazione, ma l'accordo di divorzio con il Regno Unito non sarà ridiscusso.

REUTERS/Ints Kalnins
Visita in Islanda per Angela Merkel, qui con il primo ministro islandese Katrin Jacobsdottir.REUTERS/Ints Kalnins