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Chi sono i popoli indigeni europei? E perché sono sempre più in difficoltà?

Chi sono i popoli indigeni europei? E perché sono sempre più in difficoltà?
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Dai lapponi della Scandinavia agli inuit della Groenlandia, le popolazioni indigene europee rappresentano comunità vivaci con storie plurimillenarie. Eppure stanno ancora lottando per essere riconosciute.

In prima linea nel cambiamento climatico, devono affrontare il degrado del loro ambiente e dei loro mezzi di sussistenza, la scomparsa delle loro lingue ancestrali e lo sfruttamento delle loro terre tradizionali, spesso ricche di risorse.

Quali sono le popolazioni indigene dell'Europa? Quali sono le sfide che le loro comunità devono affrontare? L'Europa sta facendo abbastanza per difendere i loro diritti?

In occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo (9 agosto), Euronews esamina questi problemi.

Cosa definisce i popoli indigeni?

Non esiste una definizione universalmente condivisa di cosa significhi essere indigeni, ma le Nazioni Unite hanno fissato alcuni criteri:

  • auto-identificazione come popolo indigeno;
  • continuità storica con le società pre-coloniali;
  • forte legame con i territori e le risorse naturali circostanti;
  • sistemi sociali, economici o politici distinti;
  • lingua, cultura e credenze distinte;
  • formazione di gruppi non dominanti nella società;
  • sforzo di mantenere e riprodurre i loro ambienti e sistemi ancestrali come popoli e comunità distinti".

Chi sono i popoli indigeni dell'Europa?

La grande maggioranza delle popolazioni indigene europee si trova nella regione artica.

I lapponi

I lapponi vivono in Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia. Anche se non esiste una cifra precisa, il Gruppo di lavoro internazionale per gli affari indigeni stima che siano tra i 50 e i 100mila.

"Siamo un popolo nomade che segue il ritmo di allevamento delle renne per la maggior parte dell'anno", ha dichiarato a Euronews Elle Merete Omma, capo dell'unità Ue del Consiglio lappone.

"La natura e la terra - ha aggiunto - sono molto importanti per noi, sono le pietre miliari della nostra visione del mondo".

Gli inuit della Groenlandia

Stando alle stime del 2018 citate dall'International Working Group on Indigenous Affairs (IWGIA) in Groenlandia, un territorio autonomo all'interno del Regno di Danimarca, l'89,6% dei 57.691 abitanti sono inuit groenlandesi.

La caccia è sempre stata al centro delle culture Inuit e fino a pochi decenni fa gli indigeni della Groenlandia vivevano di questo. Oggi l'economia è cambiata e comprende anche la pesca commerciale, il turismo e l'emergente industria petrolifera e mineraria.

Le popolazioni indigene russe

Al crocevia tra Europa e Asia la Russia ospita 160 popoli distinti, di cui 40 ufficialmente riconosciuti come indigeni.

"Si tratta di gruppi di meno di 50.000 membri, che sono in grado di preservare alcuni aspetti del loro stile di vita tradizionale e continuano ad abitare i loro territori", ha scritto nel suo ultimo rapporto l'IWGIA.

Tra questi ci sono i nenci dell'Artico siberiano (vedi foto sotto), che sono allevatori di renne, e i nomadi enci, che contano solo poche centinaia di individui.

Sebbene rappresentino solo lo 0,2% della popolazione totale (circa 260.000 individui), secondo l'Ong Cultural Survival si trovano membri delle popolazioni indigene russe in circa due terzi del territorio nazionale.

Quali sono le principali sfide che le popolazioni indigene europee devono affrontare?

Cambiamento climatico

Il Europa le popolazioni indigene, le cui culture e mezzi di sussistenza dipendono in larga misura dal loro ambiente naturale, sono in prima linea nel cambiamento climatico.

Gli scienziati stimano che l'Artico si riscalda ad un ritmo doppio rispetto alla media globale.

Con lo scioglimento dei ghiacci marini sono a rischio le attività di caccia, pesca e pastorizia che costituiscono la base del sostentamento delle comunità indigene.

I popoli indigeni di tutto il mondo sono colpiti in modo sproporzionato dal cambiamento climatico, anche se, secondo l'Onu, contribuiscono meno alle emissioni di gas serra.

Lingue a rischio di estinzione

La sopravvivenza delle loro lingue ancestrali è tra le principali preoccupazioni delle popolazioni indigene di tutto il mondo e l'Europa non fa eccezione.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2019 Anno Internazionale delle Lingue Indigene, rilevando che il 40% delle 6.700 lingue parlate nel mondo, secondo le stime, rischia di scomparire e che la maggior parte di esse sono indigene.

"Le lingue svolgono un ruolo cruciale nella vita quotidiana delle popolazioni indigene", ha detto Omma. "Non solo come strumento di comunicazione, istruzione, integrazione sociale, ma anche come fonte dell'identità unica della persona, della sua storia culturale, delle sue tradizioni".

"Ciononostante - ha aggiunto - le lingue indigene continuano a scomparire ad un ritmo allarmante e questo vale anche per le lingue lappone. Penso che, a questo proposito, l'Ue possa contribuire in qualche modo: è un'istituzione multilingue e ha molte conoscenze su come utilizzare le risorse e la capacità di rafforzare le lingue. Vogliamo vedere cosa possiamo imparare dalla Ue".

Terra e risorse

Le industrie che operano sulle loro terre tradizionali sono un'altra sfida vitale per le popolazioni indigene.

"Ciò che vediamo è che lo sviluppo economico è spesso in conflitto con le attività tradizionali lapponi già consolidate - ha detto Omma -. L'estrazione mineraria, il petrolio e il gas hanno tutti una vita breve, ma le industrie alimentari tradizionali lapponi, come ad esempio la pastorizia delle renne o la pesca, si concentrano sull'uso sostenibile delle risorse".

"Dal punto di vista della Ue - ha aggiunto - trovo contraddittorio che vi sia una maggiore consapevolezza di come gli investimenti Ue dovrebbero essere effettuati sulle terre indigene al di fuori della Ue, ma venga posta meno attenzione a come gli investimenti all'interno dell'Ue influenzino la cultura e lo stile di vita lappone".

L'Europa sta facendo abbastanza per difendere i diritti delle popolazioni indigene?

"La Ue - ha sottolineato Omma - ha un insieme di regole davvero sofisticate, un codice di condotta quando si tratta di popolazioni indigene al di fuori dell'Europa, ma non tanto quando si tratta delle proprie popolazioni indigene".

Azione esterna

In quanto principale fornitore mondiale di aiuti allo sviluppo, Bruxelles ha sviluppato politiche di vasta portata per quanto riguarda l'impegno con le popolazioni indigene nella cooperazione internazionale.

In occasione della Giornata internazionale delle popolazioni indigene 2019, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini ha rilasciato una dichiarazione in cui ha ribadito l'impegno del blocco a "promuovere le lingue e le culture indigene". La dichiarazione non ha però fatto menzione specifica delle lingue e delle culture indigene in Europa.

Diritti delle popolazioni indigene all'interno dell'UE

Euronews ha contattato la Commissione europea per chiedere cosa sta facendo Bruxelles per sostenere i diritti delle popolazioni indigene all'interno del blocco.

"Si tratta di una questione che seguiamo", ha dichiarato un portavoce della Commissione. "In particolare la Ue contribuisce al rispetto dei diritti delle popolazioni indigene dal punto di vista della non discriminazione (articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali della Ue) e della politica generale della Ue in materia di non discriminazione".

"Penso che i quadri normativi europei debbano essere migliorati - ha dichiarato Omma - in modo che ci siano gli stessi obblighi e codici di condotta nei confronti delle popolazioni indigene all'interno e all'esterno dell'Unione".

Omma ha fornito vari esempi, tra cui uno relativo all'attuale progetto di costruzione di una ferrovia artica, che potrebbe causare la morte di molte renne se non venissero attuate misure di mitigazione.

L'attivista lappone ha anche osservato che i progetti infrastrutturali finanziati dalla Banca europea per gli investimenti non prevedono requisiti specifici per quanto riguarda il loro impatto sui diritti delle popolazioni indigene.

Ciononostante il dialogo tra i lapponi e l'Ue, in corso dal 2012, si è intensificato dal 2016. Per il capo dell'unità Ue del Consiglio Bruxelles ha un "grande potenziale" per quanto riguarda lo sviluppo dei diritti delle popolazioni indigene, considerando la sua storia fondata sull'accettazione di culture e opinioni diverse.