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Naufragio in Libia: proseguono le ricerche dei dispersi

Naufragio in Libia: proseguono le ricerche dei dispersi
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Sacchi di plastica nera, corpi senza vita in riva al mare sotto un sole cocente. Le acque al largo della costa libica continuano a restituire cadaveri di migranti. Mentre proseguono le ricerche dei dispersi, la Mezzaluna rossa ha recuperato i corpi di almeno 62 vittime del naufragio avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 luglio al largo di Al Khoms, a un centinaio di km a est di Tripoli.

"Eravamo in 300 sulla barca - racconta uno dei sopravvisuti, di origine eritrea. 100 persone sono state salvate, gli altri sono morti. Donne, bambini, giovani. Abbiamo nuotato, cercando di restare a galla per quasi sette ore, siamo stati recuperati da alcuni pescatori. Nessuno è venuto a prenderci. Giorni di inferno. Abbiamo lottato contro la morte in mare. Ora stiamo combattendo contro la morte a terra.”

Per le Nazioni Unite si tratta di una delle peggiori tragedie avvenute nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno. Dei 145 migranti tratti in salvo, alcune decine sono state rispedite nel centro di detenzione di Tajoura, bombardato agli inizi di luglio. Gli ospedali a Tripoli sono stracolmi.

Ue: "Stop alle detenzioni arbitrarie in Libia"

Le condizioni sono pessime. L'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, è tornata a chiedere con urgenza ai governi europei che venga "ripristinato il soccorso in mare" mentre sulle condizioni di detenzioni dei migranti in Libia è intervenuta l’Unione europea. "L'attuale sistema libico di gestione della migrazione irregolare e di detenzione arbitraria di rifugiati e migranti deve cessare e deve essere in linea con gli standard internazionali". E' quanto affermano l'Alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, sottolineando che Bruxelles "è pronta a sostenere le autorità libiche a sviluppare soluzioni per creare alternative sicure e dignitose alla detenzione nel pieno rispetto delle norme umanitarie".