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Clima: Extinction Rebellion, atto II

Clima: Extinction Rebellion, atto II
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Extinction Rebellion atto II. La protesta per il clima è andata in scena a Londra e in altre quattro città britanniche , dopo le spettacolari proteste di aprile, che hanno portato al fermo di 100 persone.

"Ho paura di avere figli - dice una manifestante - Sono preoccupata per il mio futuro".

I manifestanti hanno chiesto a gran voce il legale riconoscimento dell'ecocidio come crimine internazionale.

"E' un'emergenza e abbiamo bisogno di una risposta urgente - dice Liam Geary Baulch, uno degli organizzatori - Durante la seconda guerra mondiale per esempio, ci si è riuniti, si sono messe assieme tutte le risorse per risolvere il problema ed è quello che dobbiamo fare ora perché è la minaccia principale per l'umanità".

Ma se cercano di allargare il consenso internazionale, non sempre però riescono ad ottenere le simpatie dei propri concittadini, che hanno subito il blocco delle strade.

"Capisco quello che stanno cercando di fare. Cercano di attirare l'attenzione perché si sento impotenti. Sentono che nessuno li ascolta e di certo c'è una base di verità, ma ci deve essere un equilibrio. Capisco anche quelli che non sono contenti delle proteste perché vengono disturbati nella loro vita quotidiana" dice una londinese. "La loro sfida maggiore è quella di coinvolgere i grandi paesi che non fanno niente o quasi niente. Dovrebbero andare a protestare di fronte alle ambasciate, in quei paesi. A quel punto starei con loro al 100 percento" dice un altro abitante della Capitale.

Al governo britannico i manifestanti hanno chiesto un obiettivo preciso: portare a zero le emissioni di carbone nel 2025, invece che nel 2050 come programmato. Mentre stanno cercando di mobilitare gli ambientalisti di tutto il mondo per una grande manifestazione internazionale indetta per il 7 ottobre.