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Problemi di privacy: abbiamo chiesto a FaceApp che uso fa delle vostre foto

Problemi di privacy: abbiamo chiesto a FaceApp che uso fa delle vostre foto
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Instagram/@piersmorgan - Olavario, Danielle
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Lì fuori, nessuno di voi potrà dire di non aver ricevuto foto di amici o parenti invecchiati in questi ultimi giorni.

Siamo arrivati al punto in cui perfino il leader dem al Senato, Chuck Schumer, ha chiesto all'Fbi e alla commissione federale per il commercio (Ftc) di indagare su FaceApp, L'applicazione sempre più virale, disponibile su App Store e Google Play Store, onsente - tra le tante cose - di alterare le foto degli utenti per farli sembrare più giovani o più vecchi.

In una lettera postata su Twitter, Schumer ha definito "profondamente preoccupante" che i dati personali di cittadini Usa possano finire nella mani di una "potenza straniera ostile".

Già perché la proprietà dell'applicazione, che questa settimana ha superato Instagram e WhatsApp per numero di donwload su App Store - è russa. Il CEO, Yaroslav Goncharov, ha scritto su Facebook: "Che bello, il cambiamento".

FaceApp vanta 80 milioni di utenti tra cui celebrità come Drake o Gordon Ramsey. Ma in molti hanno espresso preoccupazioni su possibili violazioni del regolamento della privacy nell'utilizzo dei software IA di riconoscimento facciale. C'è da preoccuparsi? Forse sì.

Cos'è FaceApp

FaceApp è stata fondata nel 2017 da Wireless Lab, un'azienda con sede a San Pietroburgo, Russia. Quell'anno, l'applicazione venne criticata per i filtri "razzisti" dei selfie: un'opzione etichettata come "hot" permetteva di schiarire il colore dela pelle.

Pochi mesi dopo l'indignazione degli utenti ha toccato un altro aspetto: l'app aveva infatti introdotto una serie di nuovi filtri per il "cambiamento etnico". Si potevano quindi modificare i propri scatti per apparire neri, indiani o asiatici.

Due anni dopo, l'app è tornata sotto i riflettori internazionali. In molti si sono chiesti come, dal nulla, si sia tornati a parlarne. Circola voce che l'applicazione possa caricare le foto degli utenti sui server di FaceApp senza chiedere permesso. Anche se non ci sono ancora prove concrete a sostegno di queste affermazioni, su Twitter in molti hanno dato voce alle proprie preoccupazioni.

Quali sono le politiche per la privacy di FaceApp

FaceApp dichiara nella sua politica sulla privacy di utilizzare "strumenti di analisi di parti terze" che "raccolgono le informazioni inviate dal tuo dispositivo o dal nostro Servizio, incluse le pagine Web visitate, i componenti aggiuntivi e altre informazioni che ci aiutano a migliorare il Servizio".

La pagina sottolinea che lo scopo è quello di "misurare il traffico e le tendenze di utilizzo del Servizio" e ribadisce che "non daremo in prestito o venderemo le tue informazioni a terzi al di fuori di FaceApp".

Ma nella stessa sezione c'è scritto anche che l'applicazione condivide informazioni con "organizzazioni , o parti terze, che ci aiutano a fornirti il Servizio" e a produrre "annunci pubblicitari mirati".

L'informativa sulla privacy, come spiega a Euronews il ricercatore francese Baptiste Robert, è "piuttosto vaga". Tuttavia, aggiunge, "non sappiamo come [le foto sono memorizzate]: possiamo vedere che solo la foto su cui stai lavorando viene caricata sui loro server. Non viene caricata dunque tutta la galleria dell'utente sui loro server, ma solamente foto corrente".

Robert, come tanti altri, sottolinea che la politica sulla privacy dell'azienda non è conforme al General Data Protection Regulation (GDPR) europeo, "e questo pone un problema".

Il GDPR tutela i dati personali online dei cittadini UE. Vi si afferma che per poter utilizzare un'applicazione è necessario creare prima un account sulla stessa, ma FaceApp non richiede la creazione di alcun profilo per l'elaborazione delle immagini da parte degli utenti.

Secondo Jamal Kazient, esperto in protezione della pricacy, le autorità di vigilanza europee dovrebbero bloccare/bandire l'accesso a queste app da parte dei cittadini UE. "Non sarei sorpreso se in futuro si scoprisse che FaceApp ha raccolto o condiviso questi dati con le autorità russe nell'ambito del programma di sorveglianza statale e riconoscimento facciale".

Cosa dice FaceApp

In una dichiarazione a Euronews, FaceApp rende noto che solo le foto caricate dall'utente vengono inviate al cloud di FaceApp. Qui viene eseguita la maggior parte dell'elaborazione fotografica utile per invecchiare gli scatti degli utenti, per esempio. "Non trasferiamo mai altre immagini dal telefono al cloud", si legge. Una foto caricata nel cloud può essere memorizzata per motivi di "prestazioni e traffico" e "la maggior parte delle immagini vengono cancellate dai nostri server entro 48 ore dalla data di caricamento".

Nel comunicato FaceApp ribadisce di non vendere o condividere i dati utenti con parti terze. "Anche se il team di ricerca e sviluppo si trova in Russia, i dati degli utenti non vengono trasferiti in Russia", viene aggiunto.

FaceApp sminuisce anche le preoccupazioni sulla possibilità che le gallerie telefoniche siano state caricate sui loro server dopo che gli utenti permettono all'app di accedere alla collezione fotografica: "Noi non lo facciamo. Carichiamo solo la foto selezionata per l'editing".

"Se un'app è gratuita, chiedetevi sempre come fanno i soldi"

James Whateley, partner strategico di Digitas UK, ha fatto il punto della questione. Ai nostri microfoni afferma che "penso ci sia qualcosa che tende al disonesto quando un'applicazione si presenta come un po' divertente, non diversamente dall'effimero filtro di Snapchat medio, e nel frattempo ti toglie tranquillamente i tuoi diritti alla tua stessa immagine. I termini non sono così diversi da quelli dei vari Facebook e Instagram di questo mondo: ma almeno con loro sai a cosa vai incontro. Con FaceApp, il valore di 'scambio' non è affatto esplicito. E non c'è neanche l'opzione per l'opt-out", ovvero per ritirare il consenso. Robert evidenzia il pericolo insito nel caricare foto non solo su FaceApp, ma su qualsiasi applicazione: "Caricare il tuo volto su un'applicazione casuale è un incubo per la privacy. La gente non dovrebbe farlo".

L'attivista turco per i diritti digitali Aral Balkan suggerisce, "prima di scaricare un'app, di chiedersi come questa faccia i soldi. Se è gratuita, chi paga? E per cosa? Questo vale non solo per le compagnie russe ma anche per quelle della Silicon Valley. Google, Facebook, Snapchat: tutti fanno i soldi vendendo la vostra privacy. Lo chiamiamo "capitalismo di sorveglianza", e se vi guardate intorno, è così che funziona il sistema economico del mondo digitale, al giorno d'oggi".

Balkan suggerisce di usare https://switching.social/ per trovare delle alternative alle app più popolari che però non facciano i soldi con la vostra privacy.