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Gas: Cipro chiede alla Turchia il rispetto delle frontiere

Gas: Cipro chiede alla Turchia il rispetto delle frontiere
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Il mare della discordia è cipriota ed è quello in cui nove lotti di giacimento di idrocarburi sono contesi tra Turchia e Cipro. Ankara ha avviato le trivellazioni per non perdere l'occasione di partecipare allo sfruttamento del gas; Cipro e l'Unione Europea ritengono illegittime le perforazioni nelle acque su cui si rincorrono anche gli interessi di Exxon, Eni e Total.

Al Forum dell'Economist Nikos Christodoulides, ministro degli Affari Esteri di Cipro, chiede l'apertura di un tavolo con la Turchia: "Nelle conclusioni adottate con le decisioni del Consiglio dei ministri degli Esteri, c'è un'altra dimensione importante ed è la chiara posizione dell'UE sulla proposta della Repubblica di Cipro di aprire colloqui con la Turchia per definire le nostre frontiere marittime sulla base del diritto internazionale".

La questione è delicata: sulle frontiere rivendicate da Cipro, Ankara non sembra intenzionata a cedere, nonostante le sanzioni e il taglio dei fondi annunciati da Bruxelles.

Al di là degli interessi evidenti, Ankara porta avanti la sua tesi: l’isola di Cipro è divisa in due Stati e, per questo motivo, devono essere entrambi i governi a gestire le risorse dei lotti del giacimento di idrocarburi. Al contrario, l'esecutivo di Nicosia sostiene di essere l’unico realmente ad avere il diritto di avanzare pretese sul giacimento conteso. Poiché Cipro fa parte dell’Unione Europea dal 2004, la questione investe direttamente anche Bruxelles.