CORREZIONE: Sea Watch, il migrante: "Salvini? In parte ha ragione"

CORREZIONE: Sea Watch, il migrante: "Salvini? In parte ha ragione"
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Aggiornamento 2/7:Dopo la diffusione del servizio, Sea Watch 3 ha negato che il giovane intervistato fosse a bordo della nave. Ciononostante, l'Ong non può condividere con Euronews l'elenco delle persone a bordo per motivi di privacy. Nell'impossibilità di effettuare verifiche indipendenti, abbiamo rimosso le parti che facevano riferimento alla situazione a bordo della Sea Watch 3.

Giorgia Orlandi, inviata di Euronews a Lampedusa, ha parlato con un migrante che ha affermato di essere uno dei 42 sbarcati dalla Sea Watch 3 dopo un'odissea di due settimane nel Mediterraneo. Dice di chiamarsi Khadim Diop, ha 24 anni ed è originario del Senegal.

Ha lasciato casa sua nel settembre 2017. Dopo aver attraversato il Niger, racconta, è stato venduto come schiavo dai contrabbandieri ai libici a Bani Walid. Hanno chiesto 5000 dinari per liberarlo. Afferma di essere stato colpito e torturato con la corrente elettrica. Dopo essere scappato, è riuscito a raggiungere Tripoli. Lì ha vissuto durante tutto questo tempo, cercando di effettuare la traversata due volte. Nel mentre, ha soggiornato in un centro di detenzione di Tajoura per un totale di 26 giorni.

Cosa pensi delle autorità italiane e di Salvini? Lo conosci?

Sì, lo conosco. In realtà credo che in parte abbia ragione.

Davvero?
Sì, vuole che l'Europa faccia la sua parte sui migranti. La Germania deve prenderne una quota, così come la Francia e gli altri paesi. Non si può lasciare fare tutto all'Italia. C'è crisi ovunque, non è facile per nessuno.

Dimmi un'ultima cosa: sei stato in prigione e sei stato venduto come schiavo. Quante persone erano con te? Pensi che ci sia un sistema dietro?
Certo che c'è un sistema. Assieme a me c'erano più di 300 persone. A Bani Walid [Libia] tutti sanno cosa succede, è questo che fanno, vendono persone: neri ma non solo, anche egiziani, tunisini. Portano le persone in una casa isolata, poi le prendono una alla volta e le portano in una stanza con il telefono. Ci sono cavi elettrici ovunque. Quindi ti dicono: chiama i tuoi genitori e fatti mandare del denaro contante. Se non lo fai, ti picchiano, possono persino ucciderti. Tu cerchi di dire di no, non lo faccio, ma loro cominciano a picchiarti, così finisci per fare quella telefonata. Appena comincia la chiamata, usano i cavi per darti la scossa ai piedi. Ti fanno urlare dal dolore. I genitori al telefono sentendo quelle urla si spaventano, è così che li convincono a pagare.