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Padre e figlia annegano nel Rio Grande - L'immagine racconta la tragedia al confine Messico-USA

Padre e figlia annegano nel Rio Grande - L'immagine racconta la tragedia al confine Messico-USA
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REUTERS/Stringer
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Il dramma della crisi migratoria in America centrale ritratto in una fotografia. In essa si vedono i corpi senza vita di un uomo e di sua figlia, di un anno e 11 mesi. Li hanno ritrovati a faccia in giù che galleggiavano sulle rive del Rio Bravo, al confine messicano con gli Stati Uniti.

La tragedia si è verificata domenica pomeriggio nella città di Matamoros, nello stato messicano nord-orientale di Tamaulipas. Stavano cercando di attraversare il fiume che divide il Messico e gli Stati Uniti.

Scattata dalla giornalista Julia Le Duc e pubblicata dal quotidiano messicano La Jornada, l'immagine racconta più di tante parole quali pericoli si trovano ad affrontare i migranti centroamericani in fuga dalla violenza e dalla povertà che sperano di ottenere asilo negli Stati Uniti.

Stati Uniti: il dramma dei bimbi migranti in reclusione

Secondo il reportage di Le Duc per La Jornada, l'uomo è di origini salvadoregne e si chiamava Óscar Alberto Martínez Ramírez. Disperato per la lunga attesa alla frontiera messicana per iniziare la procedura di asilo negli Stati Uniti, ha deciso di attraversare il canale accompagnato dalla moglie Tania Vanessa Ávalos e dalla figlia Valeria.

La corrente ha trascinato via Oscar e Valeria quando Tania era già riuscita a raggiungere la riva. La sua famiglia è affondata sotto i suoi occhi. Tania ha riferito alle autorità messicane che le acque hanno prima inghiottito la bimba e il padre è corso in suo aiuto, affogando anch'egli. Il braccio della bimba è ancora attorno al collo del padre.

I membri della Segreteria della Marina messicana, della Polizia di Stato e dei vigili del fuoco hanno iniziato subito le ricerche dei due corpi che sono stati individuati lunedì 24 giugno.

La donna salvadoregna ha raccontato di aver trascorso due mesi d'angoscia in un campo per migranti, soffrendo i morsi della fame, temperature fino a 45 gradi e l'eccessivo sovraffollamento.

Il disperata fuga degli abitanti del "Triangolo Nord" dell'America Centrale

Il ministro degli Esteri di El Salvador, Alexandra Hill, ha riferito che il governo del paese centroamericano sta coordinandosi per il rimpatrio delle salme con il Messico.

Hill ha approfittato della conferenza stampa per chiedere alle famiglie salvadoregni "di non correre rischi" e "di non credere a quelle persone che dicono loro che possono portarle al nord (Stati Uniti) in salvo. Camminino con il nostro presidente, che lavora giorno e notte per generare valide opportunità di lavoro", ha aggiunto.

Le autorità del Salvador affermano che tra le ragioni dietro questo flusso migratorio ci siano la ricerca di migliori condizioni di vita, la volontà di ricongiungersi con i familiari e la violenza delle bande armate.

Da metà ottobre dello scorso anno, migliaia di migranti - la maggior parte dei quali provenienti dal cosiddetto Triangolo del Nord composto da Guatemala, Honduras ed El Salvador - hanno attraversato il Messico in carovana per raggiungere gli Stati Uniti. Ciò ha provocato non pochi scontri diplomatici.

L'amministrazione di Donald Trump ha tagliato gli aiuti ai tre paesi dell'America centrale perché essere stati in grado di impedire i flussi migratori verso il confine nazionale USA.

Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha riconosciuto martedì scorso che ci possono essere stati eccessi da parte delle forze messicane nei controlli alle frontiere, ma ha assicurato che verranno aperte delle inchieste e che l'ordine è quello di rispettare i diritti umani. "Se ci sono stati dei casi [di violazione dei diritti], sono occorsi al di fuori delle istruzioni ricevute. È un lavoro che in ogni caso è in capo agli agenti dell'immigrazione, non all'esercito", ha detto.

L'immagine è stata paragonata a quella del ragazzo siriano Alan Kurdi, annegato al largo dell'isola greca di Kos nel 2015. La sua foto scioccò il mondo e fu pubblicata sulle prime pagine di molti quotidiani.

L'amministrazione Trump ha usato il pugno duro contro l'immigrazione e ha ridotto drasticamente le quote di migranti che possono chiedere asilo nel paese. La settimana scorsa, il direttore di un centro per rifugiati ha detto all'agenzia AP che a Matamoros, in Messico, ogni settimana vengono effettuate circa 40-45 interviste di asilo a fronte di un numero di nomi sulla lista d'attesa compreso tra gli 800 e i 1.700. I richiedenti asilo aspettano in Messico - anche per anni- che il loro dossier venga preso in considerazione.

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