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Migranti: la nave Sea Watch 3 è entrata in acque italiane

Migranti: la nave Sea Watch 3 è entrata in acque italiane
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Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch
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La nave Sea Watch 3 è entrata in acque italiane. Dopo 14 giorni al largo di Lampedusa Carola Rackete, capitana dell'imbarcazione dell'ong tedesca con 42 migranti a bordo, ha deciso di forzare il blocco poco prima delle 14. Ad annunciarlo è stato l'ufficio stampa dell'ong.

Una motovedetta della Finanza partita da Lampedusa ha intimato l'alt alla nave a circa 12 miglia dalla costa, ma l'imbarcazione non si è fermata e ha continuato la navigazione.

La decisione è arrivata all'indomani della decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di respingere il ricorso di alcuni dei migranti a bordo e di non imporre al governo italiano "misure provvisorie" per sospendere il decreto sicurezza bis.

Immediata la risposta del ministro dell'Interno Matteo Salvini, arrivata come di consueto attraverso i social: "Useremo ogni mezzo legalmente lecito per bloccare questa vergogna. Le leggi di uno Stato si rispettano", ha detto il vicepremier, che poi ha aggiunto: "L'Italia non puo essere punto d'approdo per chiunque decida di scaricare essere umani. Il governo olandese e quello tedesco ne risponderanno. Sono stufo. Una nave olandese di un'ong tedesca che ignora le leggi italiane, ma stiamo scherzando?".

"L'Europa deve svegliarsi, ecco cosa penso. Penso che l'Europa debba aprire gli occhi, fare un tavolo e rivedere Dublino perché non è possibile che tutti i migranti continuino a sbarcare in Italia. Non abbiamo bombardato noi la Libia". Lo sottolinea, interpellato dall'ANSA sul caso della Sea Watch 3, il vicepremier Luigi Di Maio.

Di Maio: "Bisogna rivedere Dublino"

Sulla vicenda è intervenuto anche Luigi Di Maio. "L'Europa deve svegliarsi, ecco cosa penso - ha detto il leader del Movimento 5 Stelle all'Ansa -. Penso che l'Europa debba aprire gli occhi, fare un tavolo e rivedere Dublino perché non è possibile che tutti i migranti continuino a sbarcare in Italia. Non abbiamo bombardato noi la Libia".

No di Strasburgo, quali le motivazioni?

Nel ricorso alla Corte di Strasburgo il capitano della nave e i migranti avevano invocato gli articoli 2 e 3 della Convenzione europea, che sanciscono rispettivamente il diritto alla vita e il divieto di trattamenti inumani o degradanti.

La Corte ha posto delle domande sia all'ong che al governo italiano, chiedendo a quest'ultimo quante persone fossero state già sbarcate dalla nave, il loro possibile stato di vulnerabilità, le misure previste e la situazione attuale a bordo della nave.

Ieri è arrivata la decisione di non concedere lo sbarco perché non c'erano motivazioni sufficienti. La Corte ha precisato che il provvedimento viene ricorso solo in "casi eccezionali, in cui i richiedenti sarebbero esposti a un vero e proprio rischio di danni irreparabili".