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La Turchia nega il passaporto a malato terminale di cancro, non può andare a curarsi all'estero

La Turchia nega il passaporto a malato terminale di cancro, non può andare a curarsi all'estero
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Un professore turco malato terminale di cancro ha raccontato a Euronews che le autorità del suo Paese gli hanno revocato e mai più restituito il passaporto, impedendogli così di recarsi all'estero per potersi curare in maniera alternativa. Haluk Savaş, che secondo i medici ha pochi mesi di vita, sostiene che così gli venga negato un diritto umano fondamentale.

Il dottor Savaş, uno degli esperti in psichiatria più rinomati in Turchia, ha perso il suo lavoro all'università in seguito alla repressione governativa dopo il fallito colpo di stato del 2016. "Se non mi danno la possibilità di essere curato all'estero, morirò qui in Turchia. Tutti saranno testimoni della mia morte e tutti sapranno chi mi ha perseguitato", ha detto Savaş ai microfoni della nostra équipe turca.

Vorrebbe viaggiare all'estero per l'immunoterapia che aiuterebbe il sistema immunitario del suo organismo a combattere il cancro. Senza cure, dice il dottor Savaş, i suoi giorni sono contati.

Dopo essere stato licenziato tre anni fa, il dottor Savaş è stato successivamente imprigionato con l'accusa di essere membro di un'organizzazione terroristica. Le pubblicazioni di Savaş sono citate centinaia di volte ed è conosciuto in tutto il mondo, nel settore.

Ha lavorato come professore all'università fino al 2016, quando è stato espulso con decreto del governo. Sono molti i funzionari pubblici licenziati dal governo turco a seguito del fallito colpo di stato di quell'anno. Dopo l'esperienza del carcere, è stato assolto dalle accuse di terrorismo e il divieto di viaggio nei suoi confronti è stato revocato. Tuttavia, il passaporto ancora non gli è stato restituito.

Dopo aver condiviso la sua storia sui social media, ha ricevuto il sostegno di decine di migliaia di persone che hanno lanciato l'hashtag "PasaportForHalukSavaş". L'unica soluzione proposta dal governo implica diversi anni d'attesa, ci racconta, ma gli restano solamente 8 mesi di vita.

"Il risultato di questa decisione è catastrofico per chiunque in Turchia. Il Paese è stato trasformato in una prigione a cielo aperto. Non proverò a scappare dal fiume Meric, non morirò affogato su un barcone. Non sono un terrorista, è un dato di fatto, questo è il mio Paese. Se non mi daranno l'opportunità di curarmi all'estero, morirò qui in Turchia".

L'agenzia statale turca Anadolu ha dichiarato che i documenti per Savaş sono stati inviati dal Governatorato di Adana al Ministero dell'Interno.

Un funzionario delle comunicazioni del Ministro degli Interni turco ha detto che il dipartimento non si occupa delle questioni relative ai passaporti. Il governo turco non ha ancora risposto a una richiesta di commento avanzata da Euronews.