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Putin rivaluta la guerra in Afghanistan a trent'anni dal grande ritiro

Putin rivaluta la guerra in Afghanistan a trent'anni dal grande ritiro
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Di Sergio Cantone
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Si sa, Kyber Pass, Panshir, Kabul sono stati castighi per l'eccesso di hybris di grandi imperi, britannico, sovietico, e con molta probabilità americano. Ma Putin non ci sta e rivaluta quella guerra finita trent'anni fa con la ritirata sovietica. Per lui fu una gloriosa intuizione strategica.

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Armata sovietica ultimo atto. Trent'anni fa quel che restava del corpo di spedizione inviato dall'Urss attraversava il ponte sul fiume Amu Darya, linea di frontiera naturale tra l'Uzbekistan, allora parte della defunta super-potenza socialista, e l'Afghanistan, per tornare a casa. Fu un conflitto impopolare, ma la Russia di Putin, oggi, vuole rivalutarlo come intuizione strategica. Il revisionismo del Cremlino infatti considera quell'intervento una guerra preventiva contro l'estremismo e il terrorismo islamici.  

Lo sostiene anche un ex capitano delle truppe aviotrasportate: "La nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan ha ritardato i problemi mondiali di almeno due o tre decenni. E questo è dimostrato da quanto sta accadendo in Siria".

_"Afgantsy"

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Li chiamano Afgantsy, e sono i reduci di una guerra che lasciò tra quelle montagne oltre quindicimila morti. Fu un'umiliazione, analoga a quella americana in Vietnam, e segnò l'inizio della fine dell'impero sovietico. Il ritiro venne deciso dall'allora presidente dell'Urss Mikhail Gorbachov, sull'onda della Perestroyka, per i costi economici e l'impopolarità. La decisione di invadere il paese dell'Asia centrale venne presa dieci anni prima, nel 1979, quando Leonid Brezhnev era ancora segretario generale del Pcus.

Konstantin Volkov è un pope. Ma l'uomo di fede ha un passato da uomo d'armi. E da buon ministro di culto della chiesa ortodossa russa non esita a dar ragione al revisionismo putiniano: "a quei tempi, la dislocazione delle truppe in Afghanistan, decisa per ragioni strategiche, sfortunatamente non venne completata. Penso che ogni individuo che abbia partecipato a quel conflitto sia un eroe perché ha fatto il suo dovere verso la patria".

Interpretazione storica e ragione politica

Per la storica dell'Ong, Memorial, Irina Shcherbakova, invece rivalutare quel conflitto non serve: "la guerra in Afghanistan ha lasciato una cicatrice profonda nella nostra società e oggi si vedono delle divisioni, perché nell'deologia di Putin solo il passato ha un ruolo importante, non c'è spazio per il futuro". Ma ci sono anche nuove guerre e Shcherbakova aggiunge: "sarà impossibile rendere questa guerra (l'Afghanistan) popolare, non si può paragonarla a quella in Ucraina orientale di questi giorni, poichè fu un'ingerenza coloniale lontana, che le persone non riuscirono a capire

Anche le autorità sovietiche alla fine condannarono quell'invasione e quella guerra. Ma la storia è fatta di revisionismi e Vladimir Putin lo sa.

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