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Venezuela: l'Europa (ma non l'Italia) riconosce Guaidó come presidente ad interim

Venezuela: l'Europa (ma non l'Italia) riconosce Guaidó come presidente ad interim
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REUTERS/Andres Martinez Casares
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L'Italia ha bloccato la dichiarazione congiunta dei 28 paesi dell'Unione europea sul riconoscimento di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. A rivelarlo sono state fonti diplomatiche.

La decisione dell'Italia è arrivata nello stesso giorno in cui diversi paesi europei hanno riconosciuto formalmente Guaidó come presidente dopo la scadenza dell'ultimatum dato a Nicolás Maduro, che si è rifiutato di indire nuove elezioni presidenziali.

I paesi che hanno espresso il loro sostegno a Guaidó sono Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Svezia, Austria, Olanda, Portogallo Austria, Danimarca, Polonia e Lituania.

La decisione di Roma di porre il veto ad una dichiarazione congiunta della Ue era stata anticipata dal canale Russia Today che ha parlato con esponenti del Movimento Cinquestelle, maggioritari nell'esecutivo italiano.

La scorsa settimana l'europarlamento aveva chiesto una mozione comune, ma il comportamento soprattutto di Roma, con l'astensione di alcuni suoi rappresentanti a Bruxelles prima e il passo ufficiale in Romania alla riunione dei ministri degli esteri europei, ha costretto il vecchio continente a procedere in ordine sparso.

L'Europa con Guaidó

"Nicolas Maduro non ha indetto le elezioni presidenziali entro il limite di 8 giorni che abbiamo fissato - ha scritto in tweet il ministro degli Esteri Jeremy Hunt -. Così il Regno Unito insieme agli alleati europei ora riconosce Juan Guaidó come presidente costituzionale ad interim fino a quando non si terranno elezioni credibili. Speriamo che questo ci porti più vicino alla fine della crisi umanitaria".

Il caso della Spagna

La decisione di Sanchez di riconoscere Guaidó provoca qualche mal di pancia alle Cortes spagnole visto che l'esecutivo di Madrid ha l'appoggio esterno di formazioni come Podemos che hanno sempre manifestato una certa vicinanza al chavismo. Ma le cose non sono così semplici come sembrano. Sanchez ha detto che il presidente Maduro non ha rispettato l'ultimatum che scadeva domenica di fornire una data per nuove elezioni presidenziali. È vero che Maduro quell'ultimatum lo ha rispedito al mittente, ma è vero anche che se Maduro era considerato illegittimo, non avrebbe potuto essere certamente lui ad indire nuove elezioni.

Francia: "Guaidó legittimato a organizzare elezioni"

Riferendosi al presidente Maduro, il ministro degli esteri francese Jean Yves-Le Drian ha spiegato che in Venezuela "c'è un presidente il cui voto, lo scorso maggio, fu molto contestato, incluso dai Paesi europei". Dinanzi al suo "rifiuto di organizzare elezioni presidenziali per chiarire e rasserenare la situazione in Venezuela - ha continuato Le Drian - consideriamo che Guaidó abbia le capacità, la legittimità di organizzare queste elezioni".

Per il capo del Quai d'Orsay "non si tratta di ingerenza, a partire dal momento in cui il Paese è in crisi, che c'è un appello al presidente Guaidò a sostenerlo per ripristinare la democrazia". "È una richiesta democratica", spiega Le Drian, prima di precisare che la Francia si consulterà oggi sul da farsi con gli altri "amici europei".

Alla domanda su un possibile riconoscimento ufficiale di Guaidó da parte dell'Ue, il capo della diplomazia francese tiene la porta aperta. "Ci metteremo in relazione con i nostri colleghi europei per riformulare questa richiesta a fare in modo che possa essere istituito con i Paesi europei che vorranno unirsi il gruppo di contatto che proponiamo di creare per accompagnare la transizione".

Mosca ribadisce il suo 'no' all'ultimatum dell'Unione europea

Questa mattina ha parlato anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che ha ribadito il no del Cremlino all'ultimatum dei paesi europei. Lavrov ha detto che la Russia sosterrà l'iniziativa di mediazione del Messico e dell'Uruguay per risolvere la crisi in Venezuela.

"Continueremo a difendere il diritto internazionale - ha sottolineato Lavrov durante una visita a Biskek - sostenendo le iniziative presentate da alcuni paesi latinoamericani, come il Messico e l'Uruguay, che mirano a creare le condizioni per il dialogo nazionale con la partecipazione di tutte le forze politiche venezuelane".

Il capo della diplomazia russa ha commentato anche la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ieri ha detto che l'invio di personale militare in Venezuela è "un'opzione", affermando che quelle parole "minacciano" le fondamenta stesse del diritto internazionale.

Lavrov ha criticato la posizione dei paesi europei, che, seguendo la linea segnata da Washington, hanno iniziato a lanciare ultimatum al governo di Maduro.

"L'Ue ha proposto di creare un gruppo di contatto in cui erano presenti otto o dieci membri e un numero simile di paesi dell'America Latina. E nessuno conosce i criteri da cui sono stati guidati", ha aggiunto, osservando che né la Russia né paesi come gli Stati Uniti o la Cina sono stati invitati a partecipare all'iniziativa.