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Varadkar: "I dissidenti non devono poter approfittare del clima d'instabilità causato dalla Brexit"

Varadkar: "I dissidenti non devono poter approfittare del clima d'instabilità causato dalla Brexit"
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Settimana molto intensa a Davos, dove ha dominato la Brexit. Per l'occasione abbiamo incontrato il primo ministro irlandese Leo Varadkar.

Shona Murray, euronews:

Questa settimana sono successe alcune cose interessanti riguardo la Brexit, in particolare lunedì il ministro degli esteri polacco ha suggerito che forse il backstop potrebbe essere limitato a un periodo di cinque anni. Questo permetterebbe di salvare l'accordo perché ci sono molti stati membri che sono molto preoccupati per i loro cittadini nel Regno Unito. Lei che cosa risponde?

Leo Varadkar, primo ministro irlandese:

"Se abbiamo avuto la pace in Irlanda negli ultimi vent'anni è anche perché con l'Unione europea sono sparite molte delle divisioni fra il nord e il sud. Uno dei nostri grandi timori è che con il Regno Unito che se ne va, portandosi dietro l'Irlanda del Nord, queste divisioni riemergano, mettendo a repentaglio la pace. Il backstop in sé è un mezzo per raggiungere un fine, serve per dare agli irlandesi - del nord e del sud - una garanzia giuridicamente vincolabile e legalmente utilizzabile e praticabile che, qualunque cosa accada in seguito alla Brexit, non ci sarà un confine rigido a dividere la nostra isola. Naturalmente con un limite temporale la difficoltà è proprio questa: dire che non emergerà un confine rigido sull'isola per tre, cinque, sei o dieci anni, ma dopo potrebbe farlo. È qui che sorge la difficoltà, e spesso sento gente, in particolare sostenitori della Brexit nel Regno Unito, dire di non volere un confine rigido ma nemmeno il backstop. Ma che cosa offrono in cambio? Tutto quel che offrono in cambio del backstop, se dovessimo rinunciarvi, è la promessa di risolvere il problema in qualche modo nel prossimi due anni, o la promessa di qualche tecnologia che non esiste ancora".

Lei non crede al governo britannico e a chi nel Regno Unito promette di risolvere il problema attraverso il commercio e che forse sarebbe dovuto essere quello il punto di partenza?

"Penso che le intenzioni siano sincere, ma come è successo con la Brexit fin dal primo giorno, non sono sicuro che ci abbiano riflettuto bene. A mio parere, l'unico modo per evitare un confine rigido sul lungo termine è di avere una forte se non piena armonizzazione nei regolamenti sulle dogane e i mercati. E questo è in palese conflitto con l'idea che il Regno Unito possa starsene per conto suo su queste questioni".

Insomma, lei sta dicendo che gli obiettivi della Brexit sono semplicemente inconciliabili con gli obblighi dell'accordo del Venerdì Santo e che nel Regno Unito vogliono ancora la botte piena e la moglie ubriaca, a soli due mesi dalla Brexit?

"È ampiamente provato che ci sono molte opinioni diverse nel Regno Unito. Il paese mi sembra ancora diviso quasi a metà sul fatto di andarsene o rimanere. Naturalmente spetta a loro decidere, non è mia intenzione interferire. E coloro che sicuramente vogliono andarsene sono divisi su ciò che questo significa. Ed è questo il problema da due anni a questa parte: un governo che negozia con se stesso, un parlamento che negozia con se stesso, e i partiti divisi internamente. Ma questo non è un problema che l'Unione europea o l'Irlanda possono risolvere per la Gran Bretagna. Tutto quel che possiamo fare è difendere i nostri interessi, il nostro processo di pace, gli interessi dei nostri cittadini del nord e del sud e la nostra economia, i nostri agricoltori ed esportatori, ed è quello che intendiamo fare. Non dobbiamo dimenticare che la Brexit è un problema che è stato creato dalla Gran Bretagna. Penso che sia autolesionistico, ma è una loro scelta. Però sta anche creando problemi a persone che non hanno votato per la Brexit, fra cui la maggior parte dei nordirlandesi, e persone che non sono state consultate ma ne subiscono gli effetti, come la popolazione della Repubblica d'Irlanda".

In passato lei ha detto che il parlamento, o il governo britannico, ha la facoltà di escludere la possibilità di una Brexit senza un accordo, che sarebbe molto pericolosa. Theresa May è irresponsabile per non averlo escluso?

"Io capisco, o almeno penso di capire quel che sta facendo. Se rimouvesse l'opzione del "no deal" dal tavolo negoziale, non potrebbe più fare pressione sul parlamento per raggiungere una decisione e formare una maggioranza che funzioni. Ma penso che se ci avviciniamo a quel punto verso la fine di marzo, è di sicuro nell'interesse di tutti i nostri cittadini, nel Regno Unito, in Irlanda e in Europa, che non ci sia una Brexit dura senza accordo. E questo è evitabile, con una proroga dell'Articolo 50".

Se il backstop portasse a una Brexit senza un accordo, l'Irlanda dovrebbe istituire una frontiera, in base alle regole del mercato unico. L'Unione doganale dovrebbe proteggere quelle aree. Quale sarebbe la sua soluzione allora?

"È importante sottolineare che, almeno dal mio punto di vista, un accordo che non ci garantisca legalmente che non ci sarà un confine rigido fra Irlanda e Irlanda del Nord, è un accordo solo di nome, e non è qualcosa a cui potrei rassegnarmi o che potrei raccomandare al nostro parlamento o accettare a livello di Consiglio europeo. Un eventuale scenario 'no deal' presenterebbe un enorme dilemma per tutti. Anche il Regno Unito avrebbe degli obblighi, dovrebbe rispettare le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Non potrebbero concludere accordi commerciali finché non cominciassero a rispettare le regole del Wto. E il Regno Unito e l'Irlanda hanno preso degli impegni con l'Accordo del Venerdì Santo e il processo di pace. Impegni che, come ho detto all'inizio, hanno la precedenza sugli obiettivi economici e commerciali. Penso quindi che saremmo costretti a sederci a un tavolo, Regno Unito, Irlanda e Unione europea. Non potrebbe essere un accordo bilaterale, coinvolge le competenze dell'Unione europea, e dovremmo negoziare un accordo che rispetti pienamente dogane e regolamenti, e indovinate un po'? ce l'abbiamo! Allora, perché non ratifichiamo l'accordo che abbiamo piuttosto che attraversare un periodo di caos dopo un no-deal solo per finire con un accordo molto simile a quello che abbiamo ora?"

Il portavoce della Commissione europea questa settimana ha confermato che se non ci fosse un accordo si instaurerebbero controlli al confine, e l'abbiamo sentito anche da Michel Barnier e altri. Il governo irlandese resisterebbe anche se facessero pressione altri Stati membri, come la Francia, che vogliono proteggere il mercato unico? Sareste pronti a scontrarvi con i 26 Stati membri?

"La Commissione questa settimana ha anche detto che dobbiamo lavorare tutti insieme per evitare il più possibile un confine rigido, una struttura fisica, controlli doganali, eccetera. Ma ci rendiamo conto anche della necessità di proteggere il mercato unico. Per esempio, se il Regno Unito post-Brexit facesse un accordo commerciale con gli Stati Uniti e arrivassero in Gran Bretagna e Irlanda pollo al cloro e manzo agli ormoni, vorremmo naturalmente proteggere i nostri consumatori e i nostri agricoltori da quei prodotti, e non vorremmo che l'Irlanda diventasse la porta d'ingresso per questo tipo di prodotti verso il resto dell'Unione europea. Questo è solo un piccolo esempio. Ce ne sono molti altri. Il Regno Unito ha leggi sul lavoro peggiori e salari più bassi. Se dovessero scendere ulteriormente e fare concorrenza sleale ai lavoratori in Irlanda, Francia e Germania, comincerebbero a sorgere problemi, e allora ci renderemmo conto che se abbiamo un'Unione europea è innanzi tutto per avere non solo il libero scambio, ma anche parità di condizioni, equità e rispetto. Quindi dovremo risolvere questi problemi comunque. E possono essere risolti nelle prossime due settimane".

Un'ultima domanda prima di lasciarla andare. C'è stata l'esplosione di un'autobomba nel nord. Lei teme che in uno scenario senza un accordo possano riprendere le ostilità?

"Sono preoccupato per la violenza dei dissidenti repubblicani nell'Irlanda del Nord. C'è stata un'autobomba a Derry qualche giorno fa. Per fortuna non è morto nessuno. Non voglio dire che questo fatto sia direttamente collegato alla Brexit, o che sia direttamente collegato al centesimo anniversario del Parlamento irlandese. Ma la Brexit fa ormai parte del contesto. È una delle ragioni per cui il governo non sta funzionando in Irlanda del Nord. E questo provoca grosse preoccupazioni nel Nord e nelle contee di confine. Ogni giorno migliaia di persone attraversano il confine per andare al lavoro, all'università o a scuola, e tutte queste persone sono molto preoccupate per il futuro. Cose che pensavano fossero risolte sono tornate a essere instabili, creando un clima di cui possono approfittare i dissidenti. E non penso che dovremmo permetterglielo".