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Lo Stato ha chiesto alla famiglia di Riina 2 milioni per le spese detentive

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Reuters
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Una cartella esattoriale da due milioni di euro. È la cifra richiesta dallo Stato italiano alla famiglia di Toto Riina per le spese sostenute durante il periodo di dentenzione del boss mafioso, morto il 17 novembre 2017.

A notificare la cartella esattoriale da pagare alla moglie del padrino di Corleone, Ninetta Bagarella, è stata Riscossione Sicilia, la società che riscuote i tributi nell'isola.

Arrestato nel 1993 dopo decenni di latitanza, Riina ha trascorso 24 anni al 41 bis. Ad attivare la procedura di recupero del credito sarebbe stato, attraverso il ministero della Giustizia, il carcere di Parma, ultimo istituto penitenziario in cui il capomafia è stato detenuto ed è morto.

"A noi sembra una boutade - ha detto Luca Cianferoni, il legale dei Riina - perché la legge esclude espressamente che il rimborso per le spese di mantenimento in carcere si estenda agli eredi del condannato. Perciò stiamo studiando bene la questione per vedere in che termini è".

Secondo l'articolo 188 del codice penale italiano "il condannato è obbligato a rimborsare all'erario dello Stato le spese per il suo mantenimento negli stabilimenti di pena, e risponde di tale obbligazione con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, a norma delle leggi civili". Tuttavia, come sottolineato da Cianferoni, l'obbligazione "non si trasmette agli eredi del condannato".