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Pedofilia nella Chiesa di Lione. L'Arcivescovo: "Mai coperto abusi"

Pedofilia nella Chiesa di Lione. L'Arcivescovo: "Mai coperto abusi"
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"La mia unica colpa è stata quella di avergli creduto, ma non ho mai coperto i suoi atti di pedofilia". Così l'arcivescovo di Lione Philippe Barbarin si è difeso al processo nella città francese, nell'ambito dell'inchiesta sugli abusi commessi da padre Bernard Preynat su decine di giovani scout prima del 1991. Il prete accusato di pedofilia verrà giudicato nel corso di un altro procedimento, la cui prima udienza dovrebbe tenersi quest'anno.

Ma intanto è partito il filone parallelo, quello sulla mancata denuncia del religioso e l'omissione di soccorso alle vittime, che vede sul banco degli imputati il cardinale Barbarin e altri cinque religiosi della diocesi di Lione. A portarli davanti al giudice nove persone, che rimproverano loro di aver lasciato il prete a contatto con i minori fino al 2015.

Piere-Emmanuel Germain-Thill, che ha raccontato di essere finito nella rete del pedofilo, dice: "Padre Preynat stesso aveva infomato Barbarin di quello che aveva fatto a dei bambini. Ma siccome gli aveva detto che non si era più ripetuto, il Cardinale lo aveva addirittura promosso qualche anno più tardi".

"Penso prima di tutto alle vittime, a quelle che non sono qui, che non possono parlare. E penso che perlomeno alla fine sapremo la verità su questo sistema omertoso", afferma Alexandre Hezez.

È nel luglio del 2014 che Hezez parla a Barbarin degli abusi che aveva subito negli anni Ottanta. Il cardinale convoca Preynat, che ammette i fatti, ma giura che non si sono più ripetuti. Barbarin dice di aver creduto alle sue parole.

Ma Hezez non molla, si rivolge alla giustizia. Barbarin lo invita a scrivere una lettera di denuncia, che trasmette in Vaticano. Roma risponde di allontanare il prete, avendo cura di evitare uno scandalo pubblico

Sul perché il Cardinale abbia dovuto aspettare il Vaticano, Barbarin ha affermato davanti al giudice: "Roma è la mia autorità". E perché non denunciare il prete? "I fatti erano ormai prescritti", si è difeso l'Arcivescovo.

Gli imputati rischiano fino a tre anni di prigione e 45mila euro di multa. Il processo iniziato lunedì, andrà avanti fino a mercoledì.