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Guerra Medioriente: Israele bombarda i ponti sul fiume Litani per tagliare i rifornimenti a Hezbollah

Il fiume Litani, fortemente inquinato, attraversa il villaggio di Saghbin, nella Valle della Bekaa, nel Libano orientale, il 20 giugno 2021. (Foto AP/Hassan Ammar)
Il fiume Litani, fortemente inquinato, attraversa il villaggio di Saghbin, nella Valle della Bekaa, nel Libano orientale, il 20 giugno 2021. (Foto AP/Hassan Ammar) Diritti d'autore  AP Photo
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Di يورونيوز
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L'esercito israeliano ha avviato il bombardamento sistematico dei ponti sul fiume Litani in Libano per recidere le linee di rifornimento di Hezbollah. L'operazione militare frammenta il territorio, isola il Sud e mette in ginocchio il settore agricolo segnando un’escalation tattica e umanitaria

Mercoledì l'esercito israeliano ha iniziato a colpire i ponti e i passaggi sul fiume Litani, nel sud del Libano, per tagliare quelle che ha definito le vie di contrabbando di armi di Hezbollah. Questa mossa avrà ripercussioni drammatiche sugli spostamenti civili e sul settore agricolo della regione, isolando di fatto l'area meridionale dal resto del Paese e modificando la logistica del conflitto.

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I bombardamenti sono partiti dal ponte Kinayat nell'area di Qasimiyeh, situato nella zona di Khardali, nel punto strategico che collega le due sponde sotto lo storico Castello di Al-Shaqif.

Le forze di difesa hanno preso di mira anche il traghetto di riserva sul fiume Litani nella zona di Burj Rahal. Un portavoce dell'esercito israeliano, tramite la piattaforma X, ha confermato l'intento di impedire l'arrivo di rinforzi e armi attaccando i passaggi fluviali e intimando alla popolazione di dirigersi a nord del fiume Zahrani per motivi di sicurezza.

Il Litani è il fiume più lungo del Libano e si estende per circa 170 chilometri, originando nella Valle della Bekaa, vicino a Baalbek, prima di dirigersi verso sud e poi svoltare verso ovest per sfociare nel Mar Mediterraneo a nord della città di Tiro.

Perché Israele ha colpito il confine di fatto della zona Blu

Gli osservatori ritengono che questa strategia miri a separare il sud del Paese dal nord, preparando il terreno per un'avanzata di terra su più assi. L'obiettivo finale sarebbe la creazione di una zona cuscinetto che impedisca a Hezbollah di operare dalle sue roccaforti settentrionali, ricalcando tattiche già viste nel conflitto del 2006.

Oltre all'impatto militare, la distruzione dei ponti blocca il movimento degli sfollati verso il nord e paralizza l'economia locale. Venerdì, un raid ha messo fuori servizio un importante ponte tra Zarariyeh e Tirfalceh, dividendo ulteriormente il territorio.

Il ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz ha avvertito che lo Stato libanese pagherà un prezzo sempre più alto per i danni alle infrastrutture vitali. Il fiume Litani, lungo 170 chilometri e interamente libanese, non è solo un confine naturale ma il pilastro della sovranità idrica ed economica del Paese, fondamentale per l'irrigazione della Bekaa e la produzione di energia idroelettrica tramite la diga di Qaraoun.

La "Linea Blu" nel contesto del Libano meridionale è la linea di demarcazione tracciata dalle Nazioni Unite nel 2000 per certificare il ritiro completo di Israele dal Libano. Non rappresenta un confine internazionale ufficiale, ma una linea di sicurezza fondamentale. La Blue Line si estende per circa 120 km lungo il confine sud libanese, partendo dalla costa fino alle fattorie di Shebaa, con il fiume Litani che scorre a nord di essa.

Impatto strategico e crisi umanitaria nel bacino del Litani

L'attacco ai ponti non è un atto isolato, ma parte di una complessa strategia militare per frammentare il teatro delle operazioni. Trasformando il Libano meridionale in aree isolate, l'esercito di Israele ostacola il coordinamento tra le unità di Hezbollah e rende difficili le operazioni di supporto e rifornimento.

Questa pressione logistica colpisce duramente le linee di comunicazione della Forza Radwan, l'unità d'élite che Tel Aviv considera una minaccia diretta per la Galilea.

Per Hezbollah, la distruzione delle infrastrutture significa che il trasporto di missili pesanti e attrezzature complesse diventa estremamente lento, dovendo dipendere da strade secondarie di montagna. Questo riduce la manovrabilità del gruppo e aumenta il drenaggio di risorse in termini di tempo e carburante.

Tuttavia, l'impatto più severo ricade sui civili: aree come Marjayoun e Khiam si trovano ora in uno stato di isolamento forzato dal resto del Paese.

Le ambulanze sono spesso costrette a fermarsi sulla riva per trasferire i pazienti, mentre migliaia di famiglie cercano percorsi alternativi sotto la minaccia dei bombardamenti.

Gli agricoltori, che dipendono dal Litani che è il maggiore bacino di acqua dolce del Libano, affrontano una doppia crisi: l'impossibilità di trasportare i prodotti e il blocco degli input agricoli come sementi e fertilizzanti. La paralisi dei trasporti sta portando l'economia locale verso un collasso strutturale, trasformando il fiume da risorsa vitale a barriera invalicabile.

L'attuale escalation rivela un cambiamento profondo: lo scontro si è esteso dalle linee di fuoco alle infrastrutture civili di base. I ponti, un tempo simboli di connessione, sono diventati obiettivi primari, trasformando il sud del Libano in uno spazio isolato dove gli obiettivi di guerra si intrecciano alla sofferenza quotidiana. In questo contesto, le organizzazioni internazionali come l'Onu monitorano con apprensione una situazione che rischia di ridisegnare permanentemente la geografia politica della regione e i rapporti di forza tra Idf e milizie locali

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