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ONU: genocidio contro i Rohingya

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ONU: genocidio contro i Rohingya

ONU: genocidio contro i Rohingya
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Le Nazioni Unite hanno chiesto alla giustizia internazionale di indagare, per genocidio e crimini contro l’umanità, il capo dell’esercito del Myanmar, Min Aung Hlaing, e altri cinque alti comandanti militari.

Secondo Christopher Sidoti, membro della missione di inchiesta internazionale indipendente nel Paese, le gravi violazioni dei diritti umani contro i Rohingya equivalgano ai più gravi reati previsti dal diritto internazionale. E questi reati sono stati principalmente commessi dai militari.

"Le indagini del nostro lavoro si sono concentrate sui principali generali in relazione alle tre categorie di crimini di diritto internazionale: genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra."

Il documento, basato su centinaia di testimonianze, è la più forte condanna da parte dell’Onu: "Le tattiche dell’esercito sono coerentemente sproporzionate rispetto alle attuali minacce alla sicurezza”. La relazione chiede che vengano deferiti alla Corte penale internazionale oppure che venga istituito un tribunale ad hoc (come fu per i crimini in Ruanda ed ex-Jugoslavia).

Il rapporto è molto critico anche nei confronti di Aung San Suu Kyi, consigliere di Stato della Birmania, leader del partito Lega Nazionale per la Democrazia e premio Nobel per la Pace nel 1991, accusata di non aver agito per fermare la violenza.

Il Governo ha sempre affermato che le sue operazioni erano mirate a colpire minacce terroristiche, ma il rapporto sostiene che i crimini perpetrati sono “scioccanti. Questioni di carattere militare non giustificherebbero mai l’uccisione indiscriminata, lo stupro di gruppo delle donne, l’assalto di bambini e la distruzione di interi villaggi”.

La commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul Myanmar era stata istituita nel marzo 2017, per indagare sulle diffuse accuse di violazioni dei diritti umani contro la minoranza musulmana Rohingya, in particolare nello stato di Rakhine.