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Genova: come il porto continuerà a lavorare

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Genova: come il porto continuerà a lavorare

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Il porto di Genova è una delle più grandi industrie d’Italia. Con la caduta del ponte Morandi, snodo per la struttura, si prevono forti ripercussioni sull’economia locale e nazionale, come spiega ai microfoni della nostra corrispondente Jessica Saltz, il Presidente del Porto Paolo Emilio Signorini.

Il porto non si fermerà

“Lo scorso anno abbiamo avuto un incremento del 15 % circa la movimentazione di container, vale a dire oltre 2 milioni e 200 mila di TEU. E per quanto riguarda quest'anno abbiamo finora raggiunto un aumento del 5%. Ora tuttavia con il crollo del ponte, stimiamo che ci sarà uno rallentamento con perdite fino al 10% per il nostro traffico.”

Una nuova strada o sarà un problema

“Tutto dipenderà dalla nostra capacità di costruire una nuova strada lungo il mare dedicata ai camion. Abbiamo stimato che il ponte Morandi è stato percorso da 1000-1500 camion al giorno. Questi tir ora dovranno usare una nuova alternativa, quella che ho menzionato prima. Se questa alternativa dovesse funzionare correttamente, noi, in termini di traffico portuale, potremmo far fronte ai danni dovuti al crollo del ponte. Altrimenti avremo una seria congestione sulle altre rotte alternative già esistenti e questo potrebbe causare una perdita maggiore.”

Terminal operativi anche di notte

“Fondamentalmente stiamo cercando di spingere su una turnazione di lavoro di 24 ore su 24 al porto. Se riuscissimo ad usare i nostri terminal per i tir anche di notte, questo potrebbe snellire il traffico. Lavorare di notte ha un costo aggiuntivo per i terminal, per i camion, e per le imprese. Questo tipo di costo aggiuntivo potrebbe essere compensato con i fondi che il governo istituisce ogni volta che si verifica una crisi per un disastro come quello che abbiamo avuto noi; in poche parole il governo può dedicare alcuni fondi per aiutare le imprese private per questo tipo di costi aggiuntivi."