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Caso-Brunson, lira turca a picco: è l'effetto delle sanzioni Usa

Caso-Brunson, lira turca a picco: è l'effetto delle sanzioni Usa
Diritti d'autore REUTERS/Murad Sezer
Diritti d'autore REUTERS/Murad Sezer
Di Cristiano Tassinari
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Il Presidente degli Stati Uniti, Trump, aveva chiesto la scarcerazione del pastore americano Andrew Brunson, detenuto da due anni in Turchia, ma il tribunale di Smirne ha detto "No". Scattano così le sanzioni americane contro due ministri del governo-Erdogan. E la lira crolla. L'economia turca pure.

Sanzioni Usa, effetto immediato

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ANKARA (TURCHIA) 
La lira turca cola a picco. E supera la barriera del minimo storico delle 5 lire per un dollaro americano, per un crollo complessivo del -25% in un anno.

E' l'effetto immediato delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla Turchia,dopo che il tribunale di Smirne ha respinto la richiesta di scarcerazione del pastore americano [Andrew Brunson](<iframe width="880" height="495" src="https://www.youtube.com/embed/poRGk8JWLao" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe>), considerato un membro dell'organizzazione di Fetullah Gulen, nemico numero uno del presidente turco Erdogan, in carcere da due anni con l'accusa di terrorismo e spionaggio.

REUTERS/Kemal Aslan
Norine Brunson, la moglie del pastore, esce dal Tribunale di Smirne (18.7.2018)REUTERS/Kemal Aslan

In particolare, le sanzioni volute da Trump sono dirette a due ministri di Ankara: il ministro della giustizia Adbulhamit Gul e il ministro degli interni Suleyman Soylu. Bloccati i loro beni sotto giurisdizione americana.

Questo dopo che fonti americane hanno annunciato di essere a lavoro su un elenco di società turche da sanzionare.

Economia turca in crisi

Secondo gli analisti, lo scenario economico di Ankara su cui giungono queste sanzioni sembra già uno dei peggiori della recente storia turca. La lira è sempre più debole e l'inflazione galoppa: i mercati guardano con timore al futuro economico della Turchia e alle decisioni di Erdogan, ritenuto il responsabile di ogni decisione della Banca Centrale.

La Turchia resta particolarmente esposta alla fiducia degli investitori, perché necessita di finanziamento esterno; ma gli afflussi di capitali hanno rallentato in maniera notevole, rendendo difficile, per le società di Ankara, rimborsare i prestiti in valuta estera.

A seguito delle sanzioni  americane, la situazione della lira, così come quella delle obbligazioni e dei titoli turchi, si è aggravata ulteriormente.

Dopo mesi di fermo, la Banca Centrale ha aumentato i tassi cumulativi di 500 punti base ad aprile. Mossa che, secondo molti, è arrivata troppo tardi. Diverse analisi mostrano come i prezzi al consumo siano aumentati di oltre il 16% a luglio.

Il governatore Murat Cetinkaya ha dichiarato che la scorsa settimana la Banca Centrale ha deciso di non alzare i tassi perché la crescita economica sembrava rallentare. Conseguentemente, bisognava lasciare spazio alla possibilità di assistere a effetti ritardati degli aumenti più recenti. Ma i prezzi attuali suggeriscono il prepararsi di un contesto ancora più problematico qualora un inasprimento della politica monetaria dovesse essere rimandato ancora a lungo.

REUTERS/Murad Sezer
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