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Gerusalemme: oggi la decisione di Trump. Cresce la tensione nel mondo arabo

Gerusalemme: oggi la decisione di Trump. Cresce la tensione nel mondo arabo
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Di Euronews
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Il Presidente Usa dovrebbe rendere ufficiale la scelta di spostare da Tel-Aviv a Gerusalemme l'ambasciata Usa, prendendo di fatto una decisione unilaterale sullo status della città santa. Il mondo arabo in subbuglio. L'Onu "contraria ad ogni scelta che metta a rischio la soluzione a due Stati".

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La decisione migliore per gli Stati Uniti. Così la Casa Bianca descrive quella che sembra ormai la scelta fatta dal Presidente Donald Trump: trasferire da Tel-Aviv a Gerusalemme l'ambasciata americana in Israele. Una mossa che, se verrà ufficializzata oggi, contraddice una consuetudine vecchia di oltre 20. Una consuetudine che coincideva con l'opportunità politica di non mettere fuoco alle polveri del punto più delicato del conflitto israelo-palestinese: la questione di Gerusalemme.

"Non intendo anticipare quello che dirà il Presidente. Posso dire che ha già parlato con una serie di leader e continuerà il dialogo con una serie di attori rilevanti. Ma in definitiva farà ciò che ritiene essere la cosa migliore per gli Stati Uniti" ha detto la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders.

Ultimo in ordine di tempo, era stato ieri il Presidente francese Emmanuel Macron a chiedere a Trump di non prendere decisioni unilaterali. La stessa posizioni ufficiale dell'Onu.

Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite: "Per principio il Segretario Generale ha sempre ritenuto importante mettere in allerta contro qualsiasi azione unilaterale che potenzialmente può minare la soluzione a due Stati".

Gli avvertimenti più fermi sono evidentemente quelli provenienti dal mondo arabao-musulmano. La Lega Araba ha fatto appello agli Stati Uniti affinché venga evitata qualsiasi azione che possa modificare l'attuale status politico e legale della città di Gerusalemme.

Le varie fazioni palestinesi, Hamas in testa, hanno indetto per oggi, mercoledì, una grande giornata di mobilitazione simbolicamente denominata "giornata della rabbia", decisa dopo un vertice a Gaza.

Il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi a ricordato le ricadute negative per la stabilità di tutto il Medio Oriente.

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