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La revoca delle sanzioni ridà respiro all'economia iraniana

La revoca delle sanzioni ridà respiro all'economia iraniana
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L’economia dell’Iran è il settore che più sta beneficiando dell’accordo sul nucleare siglato l’estate scorsa da Tehran con il Gruppo 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania).

Dalla metà di gennaio, hanno iniziato a cadere la maggior parte delle sanzioni internazionali che per anni avevano strangolato gli scambi tra la Repubblica islamica e l’Occidente, colpendo in uguale misura imprese grandi e piccole.

Shahrokh Soufipour è attivo nel settore delle tecnologie dell’informazione. Per importare prodotti dagli Stati Uniti, ha dovuto muoversi con abilità. Ma questo imprenditore ha investito anche nella ristorazione, aprendo una catena di fast food sul modello americano che è oggi tra le più frequentate di Tehran.

Per Shahrokh, questa rappresenta l’opportunità di una vita. Ma riconosce che gli ultimi anni non sono stati facili: “La ristorazione ha segnato il passo. Non c‘è stata una vera evoluzione, né in meglio né in peggio. Invece, nel settore dell’IT, l’attività è calata di un quarto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nella mia azienda, ho dei costi fissi che ultimamente non sono riuscito a coprire. E questo, sul lungo termine, porta a chiudere”.

La fase è delicata. Gestire i cambiamenti che intervengono dopo l’applicazione dell’accordo sul nucleare richiede almeno la stessa abilità che serviva durante gli anni dell’isolamento commerciale.

L’apertura a un mercato più ampio e competitivo rischia infatti di mettere fuori gioco le imprese iraniane che non saranno abbastanza pronte ad adeguarsi agli standard internazionali, in termini di qualità e costi di produzione. E già sono tante le aziende straniere che mordono il freno.

“Dopo l’accordo sul nucleare, molti cartelloni pubblicitari che si vedono a Tehran promuovono la vendita di auto – spiega Shahrokh – Ci sono marchi e produttori di ogni tipo, alcuni mai sentiti prima. In Iran stanno arrivando auto nuove, anche rare”.

Revocate le sanzioni, l’Iran ha aumentato la produzione di petrolio di mezzo milione di barili al giorno per sostenere l’export verso Asia ed Europa. Ma ha bisogno di finanziare un profondo rinnovamento del sistema di trasporti.

Non a caso, durante la visita in Francia, il presidente Rouhani ha sottoscritto un accordo per l’acquisto di 118 aerei di linea Airbus. Senza contare l’intesa con Peugeot per la produzione di nuovi modelli di auto in Iran.

Altri grandi marchi stanno seguendo l’esempio. Mercedes Benz ha riaperto un punto vendita a Tehran. E nella stessa direzione si stanno muovendo Volkswagen, Renault e Toyota, oltre naturalmente a FCA. Molti sono gli spazi da riempire e nessuno vuole perdere l’occasione.

“C‘è di che essere fieri quando si vede che, all’indomani dell’accordo di Vienna, le aziende europee si mettono in fila per venire in Iran – afferma Shahrokh – E’ un segnale incoraggiante che deve far riflettere. Credo che qualunque persona dotata di talento imprenditoriale dovrebbe elaborare un progetto perché abbiamo un avvenire brillante di fronte a noi”.

Con 80 milioni di abitanti, l’Iran è il secondo Paese più popoloso del Medio Oriente dopo l’Egitto.

Ed è anche la seconda potenza regionale – dietro l’Arabia Saudita – con il più alto Prodotto interno lordo, stimato a 406 miliardi di dollari.

Per il biennio 2016-2017, il Fondo monetario internazionale prevede una crescita del Pil compresa tra il 4 e il 5,5 per cento.

“Ho sentito che è in costruzione un nuovo centro commerciale a ovest di Tehran – dice ancora Shahrokh – Sarà il più grande di tutto il Medio Oriente e questo dimostra che le condizioni economiche in Iran stanno decisamente migliorando. Chi fa questi investimenti, lo aveva previsto da tempo”.

La revoca delle sanzioni non cancella però i problemi strutturali di cui soffre l’economia iraniana, come l’eccesso di burocrazia, la corruzione e la scarsa trasparenza.

Il corrispondente di euronews da Tehran, Javad Montazeri: “I cittadini, e in particolare gli imprenditori iraniani, hanno accolto con entusiasmo l’applicazione dell’accordo sul nucleare. Ma, adesso, tutta l’attenzione è rivolta al fronte interno. Gli iraniani vogliono capire se le riforme politiche ed economiche promesse da Rouhani saranno varate davvero”.

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