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Parigi, città-fantasma all'indomani del massacro

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Di Alberto De Filippis
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Parigi, città-fantasma all'indomani del massacro

Il Louvre, la torre Eiffel, il forum di le Halles, posti generalmente pieni di gente che questo sabato mattina apparivano come luoghi-fantasma. Pochissimi i turisti e le bancarelle di souvenir aperte per onor di firma.

Il centro di Parigi soprattutto nei finesettimana è pieno di gente, di famiglie con bambini e si possono ascoltare centinaia di accenti diversi. Non questo sabato. Il centro della capitale francese è vuoto, solo polizia ed esercito a presidiare gli obiettivi sensibili come il parlamento.

Anche i grandi magazzini e i cinema sono chiusi, in un’atmosfera irreale. Coi nostri microfoni siamo andati a parlare con qualcuna delle poche persone presenti. Così un venditore: “Credo che i turisti che sono qui questa mattina sono persone che sono andate a letto ieri sera verso le 9 o le 10. In genere qui è pieno di gente, ma oggi non c‘è nessuno”.

Una signora dice amaramente: “Ho vissuto al tempo della guerra in Algeria e questa non è guerra, è piuttosto guerriglia. È terribile dover combattere il terrorismo”.

Una giovane madre, con la voce rotta dall’emozione: “Abbiamo paura, ma dobbiamo andare avanti. Sono uscita con i bambini non possiamo andare da nessuna parte perché è tutto chiuso, ma dobbiamo reagire a questa violenza”.

Afferma la nostra inviata: “Lo stato di emergenza può restare in vigore solo 12 giorni e può essere prolungato solo in caso di un voto parlamentare. L’atmosfera è pesante come il cuore dei parigini e l’impressione è che così resterà a lungo”.