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Il giornalista Todenhöfer: dieci giorni a Mossul tra i combattenti dell'Isis

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Il giornalista Todenhöfer: dieci giorni a Mossul tra i combattenti dell'Isis
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Jürgen Todenhöfer è il primo giornalista occidentale ad essere entrato e uscito indenne da una missione nell’autoproclamato “Stato Islamico”.

Dai suoi dieci giorni a Mossul è ritornato con l’idea che il Califfato, che controlla una zona più grande del Regno Unito, è più forte di quanto si pensi. Il suo contatto, il combattente tedesco Christian Emde, ha rilasciato un’intervista di 13 minuti andata in onda nei giorni scorsi in Germania. Emde è stato descritto come “intelligente, brutale, colto e convinto al cento per cento che sta facendo la cosa giusta”.

Jürgen Todenhöfer, ex uomo politico, autore e giornalista, sta preparando un libro sull’Isis e nel suo testo, Todenhöfer difende l’Islam. Dichiara: “Solo se trattiamo il mondo mussulmano con la stessa giustizia che vorremmo venisse applicata a noi, supereremo la violenza delle minoranze terroriste”. L’intervista di Kirsten Ripper per Euronews:

Euronews:
Cosa pensa dei raid portati a termine in vari Paesi europei e degliattentati pianificati in Belgio?

-Penso che le nostre organizzazioni di intelligence dovrebbero fare tutto il necessario, ma attenzione all’isteria”.

Euronews:
Per anni ha chiesto più comprensione per l’Islam nei suoi libri. Perché ritiene che l’Islam sia trattato ingiustamente?

-“Negli ultimi 200 anni non c‘è mai stato un paese islamico che abbia attacco l’Occidente. E quindi noi dobbiamo spiegare perché abbiamo condotto guerre in Afghanistan, Iraq e in Libia. E se andiamo a cercare le ragioni che hanno portato alla nascita di questa orribile organizzazione che è l’Isis, dobbiamo dare uno sguardo alla storia. L’Isis è stata fondata poche settimane dopo l’invasione americana a Baghdad. L’Isis è una creatura di George W. Bush e la violenza che ci colpisce oggi è il boomerang delle nostre guerre”.

Euronews:
Cosa l’ha colpita di più durante la sua visita nei territori controllati dall’Isis?

-“Che questa organizzazione è molto più forte dei nostri politici, i politici occidentali non hanno adottato una strategia contro l’Isis perché dicono che per bombardare le città dove si trovano appena 5 mila combattenti, verrebbero uccisi migliaia di civili. Il risultato è che il terrorismo continua e che l’Isis non viene sconfitto”.

Euronews:
Dopo la sua intervista con il jihadista tedesco si è sollevato un vespaio di polemiche. Poteva porre delle domande più critiche?

-“Non importa quello che penso sull’Isis. Ne ho parlato varie volte. Il mio giudizio sull’Isis è devastante. Invece era importante scoprire la posizione dell’Isis. Ai giornalisti convinti che nella bocca del leone avrei dovuto essere più duro, posso fornire un biglietto di ingresso, poi potranno fare loro tutte le domande che vorranno”.