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India, in manette il tassista di Uber accusato di stupro

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India, in manette il tassista di Uber accusato di stupro

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Dopo l’ennesimo caso di stupro ai danni di una giovane donna a Nuova Delhi decine di studenti sono scesi in piazza davanti al comando centrale della polizia. Basta con le violenze sessuali. L’ultimo episodio si è verificato venerdì sera. Vittima una 26enne, violentata da un autista del servizio di taxi online Uber. Dopo giorni di richerche, l’uomo di 32 anni, è finito in manette, e questo lunedì comparirà davanti ai giudici.

“Ancora un altro stupro a Delhi. Un fenomeno dilagantein questi anni. Sono qui perché penso che sia un mio diritto e dovere sociale manifestare contro le violenze sessuali”, racconta una ragazza scesa in piazza.

“Io sono qui per protestare contro il fallimento della macchina statale causa principale di questi stupri – fa notare un’altra giovane donna – ma lo stato si rifiuta di ammettere le proprie colpe e non attua provvedimenti adeguati per contrastare fenomeni del genere.”

In India ogni giorno si contano circa 7000 femminicidi. Dopo la vicenda della ragazza stuprata a morte da un gruppo di uomini su un autobus nel 2012, in molte trovano il coraggio di denunciare i loro aguzzini. Ma spesso, come denunciano le ONG, le vittime sono costrette a tacere sotto le minacce dei familiari e spesso anche delle stesse forze dell’ordine.