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L'Irlanda al timone d'Europa, ma cresce l'euroscetticismo tra gli irlandesi

L'Irlanda al timone d'Europa, ma cresce l'euroscetticismo tra gli irlandesi
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Ricostruire un clima di fiducia in Europa, per uscire dal tunnel della crisi, è la missione dell’Irlanda nei prossimi sei mesi. La presidenza di turno dell’Unione europea vuole sostenere gli sforzi di risanamento finanziario in Europa ma soprattutto puntare sulla ripresa.

Sottolinea il premier irlandese Enda Kenny: “Penso che l’Irlanda possa mandare un messaggio di speranza agli altri paesi. Abbiamo vinto alcune difficoltà in passato e lo faremo ancora. Questo paese sta facendo costanti progressi in acque tormentate. La nostra economia è ancora fragile e la nostra gente ha mostrato pazienza nell’affrontare le sfide di ogni giorno”.

Dal 2010 l’Irlanda è sottoposta ad un programma di monitoraggio internazionale, da parte dell’Unione Europea, della Banca centrale europea e del Fondo Monetario internazionale, ma ora spera di guidare la ripresa anche a livello europeo.

“Negli ultimi due anni – ha dichiarato il vice-premier Eamon Gilmore – abbiamo speso molto tempo a concentrarci su paesi che hanno difficoltà e a volte pensando solo alle difficoltà, la situazione è sembrata peggiorare. Ora dobbiamo concentrarci sulla ripresa e dare speranza all’Europa che si creeranno posti di lavoro e che la gente avrà un futuro sicuro”.

L’Irlanda vuole sostenere le piccole e medie imprese e l’economia marittima, ma la prima sfida sarà quella di trovare un compromesso sul nuovo bilancio europeo.

Dublino assume la presidenza dell’Unione ma nel paese cresce un certo risentimento nei confronti del’Europa per le dure misure di risanamento imposte, ha spiegato il redattore capo per gli affari europei della televisione irlandese Tony Connelly.

“Penso che ci sia una forte rabbia e una grande amarezza in Irlanda sull’andamento dell’economia, si pensa che siano i contribuenti irlandesi a portare il fardello del debito delle banche, dovuto alla bolla immobiliare. Gli irlandesi sono molto arrabiati perché hanno perso la sovranità economica e devono seguire i diktat della troika e del programma di salvataggio. C‘è una certa consapevolezza che la riforme economiche debbano essere fatte in modo duro e che si debba ricostruire la competitività. Si deve mandar giu’ una medicina amare. E’ vero che gli irlandesi non hanno protestato allo stesso modo dei Greci. Ma questo è dovuto a differenze culturali, cionondimeno c‘è un forte sentimento di rabbia in Irlanda”.