Il dietrofront segna una netta inversione politica rispetto al 2023, quando l'UE aveva deciso di porre fine entro il 2035 alla vendita di nuove auto a benzina e diesel. Il voto di oggi, che dà più flessibilità ai costruttori, arriva dopo forti pressioni dell’industria e dei governi UE
Il divieto di fatto alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035 diventa meno stringente. Mercoledì la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato a favore di un ulteriore allentamento degli obiettivi climatici per il settore automobilistico, portando dal 100 all'87,5 per cento la riduzione delle emissioni richiesta ai costruttori per le nuove auto. Per i furgoni, il target scende invece dal 90 all'80 per cento.
La decisione concede all'industria automobilistica più margine per affrontare la transizione verso la mobilità elettrica e va oltre la proposta presentata dalla Commissione europea nel dicembre 2025, che prevedeva di ridurre l'obiettivo per il 2035 dal 100 al 90 per cento.
In base al compromesso raggiunto in Parlamento, i produttori potranno ottenere un credito aggiuntivo del 7,5 per cento utilizzando acciaio a basse emissioni di carbonio. Un meccanismo che consentirà di compensare parte delle emissioni e lasciare più spazio anche alle tecnologie diverse dall'elettrico.
Il voto segna un cambiamento negli equilibri politici europei e nell'approccio alla transizione ecologica. Se negli anni scorsi il Parlamento aveva sostenuto obiettivi climatici sempre più ambiziosi, oggi la competitività industriale e la tutela dei posti di lavoro stanno assumendo un peso crescente nel confronto sulle politiche ambientali.
A pesare sono soprattutto l'aumento dei costi energetici, la concorrenza cinese, la debolezza delle vendite di auto elettriche e le difficoltà produttive. Secondo il think tank Bruegel, la produzione automobilistica nell'Unione europea rimane tra il 19 e il 20 per cento al di sotto dei livelli pre-pandemia del 2019.
Il compromesso è stato negoziato dal Partito popolare europeo (PPE), dai Socialisti e Democratici (S&D) e dal gruppo centrista Renew Europe. I tre gruppi avevano già trovato un'intesa su una versione simile del testo, approvata il 22 ottobre dalle commissioni Trasporti e Industria del Parlamento.
L'eurodeputato italiano Massimiliano Salini, principale negoziatore del PPE sulla legislazione, ha rivendicato il risultato come una vittoria della campagna del suo gruppo per una maggiore flessibilità sulle tecnologie automobilistiche.
"Il Gruppo PPE è riuscito a riunire il centro politico europeo attorno a un obiettivo chiaro: sostenere la nostra industria automobilistica, proteggere i posti di lavoro europei e dare ai produttori la libertà di sviluppare le migliori tecnologie", ha dichiarato Salini.
Il PPE, che in passato aveva sostenuto le principali iniziative climatiche dell'Unione insieme a Socialisti, Liberali e Verdi, ha progressivamente messo in discussione tempi e modalità della transizione verde, in alcuni casi convergendo con le posizioni della destra radicale.
I Verdi avvertono che questo cambiamento rischia di compromettere il consenso politico trasversale che aveva sostenuto il Green Deal della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
La svolta rispetto al piano originario dell'Ue
Il voto si allontana dall'impostazione iniziale della legislazione europea, che puntava di fatto a interrompere dal 2035 la vendita di nuove auto con motore a combustione interna. Una scelta sostenuta da diversi Paesi dell'Unione e dalle organizzazioni favorevoli alla mobilità elettrica, ma contestata da una parte dell'industria e del centrodestra.
L'obiettivo della riduzione del 100 per cento delle emissioni per le nuove auto e i nuovi furgoni era stato adottato nel 2023, dopo un confronto politico particolarmente acceso. Il Green Deal era stato uno dei principali risultati del Parlamento europeo nella legislatura 2019-2024, quando i Verdi disponevano di 18 seggi in più rispetto alla composizione attuale.
Per i suoi sostenitori, il traguardo del 2035 rappresentava soprattutto un segnale necessario a orientare gli investimenti dei costruttori e accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Le critiche, invece, si sono concentrate sulla velocità della transizione, sui costi per le imprese e sull'insufficienza delle infrastrutture di ricarica in diversi Paesi europei.
Le pressioni dei produttori e dei governi nazionali, in particolare Germania e Italia, hanno spinto la Commissione europea a rivedere la propria posizione. Nel dicembre 2025 Bruxelles ha proposto di sostituire l'obiettivo di azzeramento delle emissioni allo scarico con una riduzione del 90 per cento entro il 2035.
Il restante 10 per cento avrebbe potuto essere compensato attraverso crediti legati all'utilizzo di acciaio a basse emissioni prodotto nell'Unione europea e di carburanti sostenibili. Una modifica che avrebbe consentito anche alle auto ibride plug-in e, a determinate condizioni, ai modelli diesel e a benzina di continuare a essere commercializzati dopo il 2035.
Il nuovo compromesso parlamentare amplia ulteriormente questa flessibilità, portando al 12,5 per cento la quota di riduzione che può essere compensata attraverso il meccanismo previsto per i costruttori.
Il PPE chiede neutralità tecnologica, i Verdi contestano il compromesso
Per il PPE, i produttori europei devono poter contare su una maggiore libertà tecnologica per affrontare la concorrenza internazionale e salvaguardare l'occupazione. L'intesa con Socialisti e Democratici e Renew Europe mostra come le preoccupazioni per la competitività industriale stiano attraversando le tradizionali divisioni politiche del Parlamento.
Anche Germania e Francia, che ospitano due delle maggiori industrie automobilistiche europee, chiedono da tempo maggiore flessibilità. I due Paesi hanno inoltre definito un'intesa bilaterale sul futuro del settore automobilistico, nella quale il ricorso all'acciaio a basse emissioni occupa un ruolo molto più limitato.
Il veterano eurodeputato tedesco Peter Liese, portavoce del PPE per la politica climatica, ha accolto positivamente l'accordo raggiunto tra i gruppi politici.
"Vogliamo la neutralità climatica, ma con le regole che abbiamo ora concordato garantiamo anche la neutralità tecnologica. Sono personalmente convinto che il futuro appartenga alle auto elettriche. Ma anche i veicoli elettrici con range extender e gli ibridi plug-in con una lunga autonomia elettrica avranno un ruolo da svolgere nel 2035 e oltre", ha dichiarato Liese.
Di segno opposto la posizione dei Verdi, secondo cui l'indebolimento degli obiettivi rischia di rallentare la diffusione della mobilità elettrica e di creare incertezza per le aziende che hanno già investito nell'elettrificazione.
L'eurodeputato tedesco Michael Bloss ha definito il voto un "brutto affare" per l'industria automobilistica europea, sostenendo che l'incertezza generata dai continui cambiamenti normativi rischia di danneggiare il settore più degli stessi costi di produzione.
"Mentre le vendite di auto elettriche stanno esplodendo, la maggioranza del Parlamento europeo sta inviando un segnale di incertezza. Il fatto che Socialdemocratici e Conservatori contribuiscano a mettere a rischio la sicurezza degli investimenti e i posti di lavoro industriali è una contraddizione difficilmente più evidente", ha dichiarato Bloss a Euronews.
"L'Europa ha le fabbriche e i lavoratori qualificati per costruire auto di altissima gamma per l'era elettrica, ma ha bisogno di un chiaro sostegno politico in questa direzione".
Il voto della commissione Ambiente non conclude tuttavia l'iter legislativo. Il compromesso dovrà essere approvato dall'intera plenaria del Parlamento europeo e successivamente negoziato con gli Stati membri prima di poter diventare legge.