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Allargamento Ue al bivio: a Bruxelles il vertice con Ucraina e Balcani

Vertice sull'allargamento dell'UE 2026
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Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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I leader si riuniscono al secondo Enlargement Summit di Euronews in un momento cruciale per l’allargamento UE. Il Montenegro è frenato da dispute bilaterali, l’Albania da proteste, mentre Moldavia e Ucraina avanzano in modo irregolare. I piani della Commissione rischiano di ampliare il divario tra Paesi di punta e candidati bloccati.

I leader di Ucraina, Albania, Moldova, Georgia, Macedonia del Nord, Armenia, Croazia e Consiglio europeo si riuniscono in un momento cruciale per l’allargamento dell’UE.

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Il primo ministro ucraino Serhii Koretskyi, il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze e il presidente del Consiglio europeo António Costa sono tra i partecipanti alla seconda edizione dell’Enlargement Summit a Bruxelles.

A dieci anni dal referendum sulla Brexit, l’UE cerca di trasformare lo slancio sull’allargamento in risultati concreti, definendo con chiarezza i passi che i candidati più avanzati devono ancora compiere per finalizzare la loro adesione.

Ma le prossime tabelle di marcia della Commissione europea per i cosiddetti Paesi in testa, Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina, rischiano di allargare il divario con i candidati rimasti indietro da anni, come Macedonia del Nord e Georgia.

Il Montenegro è il Paese più vicino al traguardo, ma i suoi progressi si stanno impantanando in questioni bilaterali con la Croazia, radicate nella complessa eredità delle guerre jugoslave degli anni Novanta.

Di recente l’esecutivo dell’UE ha proposto garanzie istituzionali per i nuovi Stati membri, che sono attualmente in discussione nel contesto del trattato di adesione del Montenegro. Questo trattato è destinato a diventare il modello per il modo in cui Bruxelles gestirà i nuovi arrivati.

L’Albania, generalmente considerata il secondo Paese più vicino all’adesione, è stata scossa da grandi proteste per i lavori preparatori di un resort di lusso in un’area protetta, previsto dal genero del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner.

La Moldova, nel frattempo, sta recuperando terreno così velocemente che la Commissione ha dovuto riallocare risorse interne per tenere il passo con Chișinău, che è vicina a chiudere un capitolo che aveva appena aperto.

L’Ucraina ha finalmente iniziato a compiere progressi formali grazie al cambio di governo in Ungheria, e ci si aspetta ancora che apra tutti i cluster negoziali entro la fine dell’anno. L’agricoltura, però, si prepara a diventare un punto di attrito nei colloqui.

Nei Balcani occidentali, la Serbia, il Paese più grande della regione, ha recentemente visto un cambio di governo che ha alimentato le speranze a Bruxelles di un reset nelle relazioni e di un nuovo slancio per l’allargamento.

Il resto della regione, inclusi Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo, ha visto il proprio percorso di adesione arenarsi e sta di fatto perdendo accesso ai fondi regionali dell’UE a favore dei Paesi più avanzati.

Nel Caucaso, il processo di adesione della Georgia si è praticamente fermato a causa di un arretramento democratico e di un riallineamento diplomatico verso la Russia. Lo scorso mese la commissaria all’Allargamento Marta Kos lo ha definito "un Paese candidato solo sulla carta".

L’Armenia, che formalmente non è ancora candidata, sta valutando di presentare domanda di adesione all’UE. Ha compiuto diversi passi verso il blocco nel tentativo di ridurre la sua dipendenza dalla Russia dopo il conflitto con l**’Azerbaigian.**

Negli ultimi anni l’UE ha fatto dell’allargamento uno dei pilastri centrali delle sue relazioni esterne, offrendo ai Paesi vicini una prospettiva di adesione per attirarli nella propria orbita. Ora Bruxelles deve dimostrare che le sue ambizioni in materia di allargamento possono tradursi in risultati concreti.

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