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Transizione energetica, il Parlamento europeo chiede scadenze più rigide: scontro con i governi

Tralicci e, sullo sfondo, una centrale elettrica nei pressi della città di Kozani, in Grecia
Tralicci e, sullo sfondo, una centrale elettrica nei pressi della città di Kozani, in Grecia Diritti d'autore  AP Photo / Thanassis Stavrakis
Diritti d'autore AP Photo / Thanassis Stavrakis
Di Marta Pacheco
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Il Parlamento europeo vuole trasformare la riforma delle autorizzazioni per gli impianti legati alla transizione energetica in norme più rigide e comuni, mentre i governi chiedono maggiore flessibilità

Il Parlamento europeo sta spingendo per scadenze più rigorose, valide in tutta l'Ue, e per approvazioni automatiche per accelerare le nuove infrastrutture energetiche, aprendo la strada a uno scontro con i governi, che chiedono invece maggiore flessibilità sul funzionamento dei rispettivi sistemi nazionali di autorizzazione. A rivelarlo è un documento interno che Euronews ha potuto consultare.

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La spaccatura emerge mentre i legislatori europei negoziano nuove regole sulle autorizzazioni, pensate per ridurre anni di ritardi – in alcuni casi fino a dieci – che hanno frenato le energie rinnovabili, le reti elettriche, lo stoccaggio di energia e altre infrastrutture necessarie alla transizione energetica.

I principali nodi: tempi di rilascio delle autorizzazioni e conseguenze in caso di mancato rispetto delle scadenze

La posizione del Parlamento è più rigida rispetto alla proposta della Commissione e al mandato del Consiglio, soprattutto sulle reti elettriche. La Commissione aveva proposto un periodo massimo di due anni per il rilascio delle autorizzazioni relative alle infrastrutture di trasmissione e distribuzione. Il Parlamento vuole che i progetti di distribuzione siano approvati entro un anno e quelli di trasmissione entro due anni. Il Consiglio manterrebbe invece un limite di due anni per entrambi, con proroghe consentite in circostanze straordinarie.

La disputa più accesa riguarda però cosa accade quando non si rispettano quelle scadenze. Il Parlamento sostiene un uso più ampio del silenzio-assenso, in base al quale alcuni passaggi amministrativi si considerano approvati se le autorità non rispondono entro i termini. Il Consiglio ha ristretto questa possibilità, stabilendo che i Paesi dell'Ue possono prevedere il silenzio-assenso per specifiche fasi amministrative intermedie, escludendo però le decisioni ambientali e le autorizzazioni di allacciamento alla rete.

L’eurodeputato Niels Fuglsang (Socialisti e democratici/Danimarca), relatore del dossier in Parlamento, ha affermato che le reti elettriche europee devono essere costruite più rapidamente se si vuole contrastare seriamente la crisi climatica, sostenere la transizione energetica e se si vogliono ridurre i costi di bollette e carburante. "La posizione del Parlamento europeo garantisce autorizzazioni più rapide senza compromettere la certezza del diritto né la fiducia dei cittadini. Difenderò questo approccio nei negoziati e non credo che indebolire le norme sul silenzio-assenso sia la soluzione giusta", ha dichiarato a Euronews.

A dividere è anche il punto dell'interesse pubblico prevalente

I colegislatori divergono anche su quanto i progetti energetici debbano essere prioritari quando entrano in conflitto con altri interessi. Entrambe le parti vogliono permessi più rapidi e sostengono scadenze più serrate, digitalizzazione e procedure semplificate. Non sono però d'accordo sul livello di discrezionalità che dovrebbe restare alle autorità nazionali.

Il mandato del Parlamento punta ad ampliare la presunzione che i progetti di sviluppo di energie rinnovabili e di infrastrutture correlate siano considerati di interesse pubblico prevalente, limitando la capacità degli Stati membri di introdurre eccezioni. Il Consiglio, invece, mantiene vorrebbe deroghe più esplicite, anche quando occorre tutelare il patrimonio culturale o quando un progetto avrebbe impatti ambientali significativi che non possono essere mitigati o compensati.

Il Parlamento vorrebbe inoltre un sistema amministrativo più standardizzato, con requisiti più stringenti con un unico punto di contatto per i promotori dei progetti, mentre il Consiglio è più disposto a lasciare ai governi la scelta su come collegare autorità nazionali e punti di contatto.

In alcuni ambiti, però, il Consiglio va oltre la proposta della Commissione. Secondo il documento, il mandato del Consiglio innalza a 200 kW, rispetto ai 100 kW proposti dalla Commissione, la soglia per alcune installazioni di piccola scala che beneficiano di procedure autorizzative semplificate, inclusi i piccoli impianti solari.

Appuntamento a ottobre per i prossimi negoziati

Nel complesso, il compromesso che si sta delineando andrà oltre il semplice confronto politico tra permessi più veloci e più lenti e riguarderà chi controlla i tempi. Il Parlamento vuole che le norme europee rendano il mancato rispetto delle scadenze più oneroso e le autorizzazioni più prevedibili, mentre i governi europei puntano ad accelerare i progetti senza attribuire a Bruxelles o al meccanismo di approvazione automatica troppo potere sulle decisioni nazionali in materia di permessi, evitando precedenti indesiderati.

I prossimi negoziati politici sulle regole di autorizzazione previste dal Grids Package sono in programma all’inizio di ottobre.

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