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Marine Le Pen condannata a 3 anni con la condizionale: potrà candidarsi alle presidenziali del 2027

Marine Le Pen arriva alla corte d'appello di Parigi mercoledì 11 febbraio 2026.
Marine Le Pen arriva alla corte d'appello di Parigi, mercoledì 11 febbraio 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Aurelien Morissard
Diritti d'autore AP Photo/Aurelien Morissard
Di Nina Borowski & Olivier Tolachides
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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In appello sul caso degli assistenti parlamentari europei del Front national, Marine Le Pen è stata condannata a 3 anni di reclusione, di cui 2 con sospensione e uno con braccialetto elettronico. Condannata anche a 45 mesi di ineleggibilità di cui 30 sospesi. Nessun ostacolo per le elezioni del 2027

Marine Le Pen resta eleggibile, malgrado la Corte d’appello di Parigi abbia pronunciato una sentenza di condanna a carico della leader di estrema destra martedì 7 luglio nel processo di secondo grado riguardante gli assistenti parlamentari europei del Rassemblement national (RN).

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La Corte ha confermato che Marine Le Pen è colpevole di distrazione di fondi pubblici e di complicità in questo reato. È stata condannata a tre anni di reclusione, di cui due con sospensione condizionale e un anno di carcere effettivo, che potrà essere convertito in misure alternative, e a una pena di incandidabilità di 45 mesi, di cui 30 con sospensione.

Marine Le Pen è quindi candidabile, ma sarà sottoposta al braccialetto elettronico per un anno. Negli ultimi mesi ha ripetuto di non voler fare campagna se dovrà indossare un braccialetto elettronico.

La presidente della Corte d’appello, Michèle Agi, ha precisato che la Corte ha ritenuto che "i fondi europei sono fondi pubblici" e definito i fatti "gravi perché per la loro continuità su undici anni", descrivendo "manovre". "I fatti hanno gettato discredito sulle istituzioni europee; sono gravi anche perché hanno creato una rottura di uguaglianza con gli altri partiti politici", ha aggiunto la magistrata.

Per quanto riguarda la pena di incandidabilità, Michèle Agi ha sottolineato che questa sanzione non è "obbligatoria" e che spetta a lei "pronunciarla rispettando la libertà di candidatura e senza ostacolare la libera scelta dell’elettore".

Un comunicato della presidenza del Tribunale, si legge che la Corte d'Appello "ritiene che sia di sua competenza la proporzionalità della sanzione rispetto alla violazione del diritto di eleggibilità, al quale devono far capo la libertà delle candidature, ma anche la libertà di scelta dell'elettore, condizione di espressione del suffragio democratico"

Il presidente francese Emmanuel Macron si è rifiutato di commentare. "Ciò che è salutare per la democrazia è che il presidente della Repubblica non commenti le decisioni giudiziarie, quindi mi atterrò a questo principio, soprattutto all'estero", ha dichiarato Macron.

Cambio di linea di difesa

In primo grado Marine Le Pen era stata giudicata colpevole di distrazione di fondi pubblici europei per aver remunerato assistenti parlamentari che in realtà erano adibiti ad altre mansioni. Era stata condannata a una pena detentiva senza sospensione, accompagnata da cinque anni di incandidabilità, con esecuzione provvisoria.

In primo grado, Marine Le Pen e gli altri undici imputati avevano contestato la legittimità della Corte in nome della separazione dei poteri, negato qualsiasi infrazione e sostenuto che gli assistenti avevano svolto soltanto un «lavoro politico» per i loro deputati, a Parigi o a Strasburgo, e che non spettava al Parlamento europeo decidere in merito.

La linea di difesa della leader del Rassemblement national (RN) è cambiata nel processo d’appello. Le Pen ha ammesso di avere forse commesso involontariamente un reato, richiamandosi all’articolo 121-3 del codice penale, secondo cui «non vi è crimine o delitto senza l’intenzione di commetterlo». Ha inoltre fatto notare che il Parlamento europeo non aveva mai dato l’allarme.

Il verdetto della Corte d’appello per gli altri imputati

Oltre a Le Pen sono state emessi anche i seguenti verdetti:

- Fernand Le Rachinel, oggi 83enne, vede confermata in appello la condanna a due anni di reclusione con sospensione condizionale e 15.000 euro di ammenda. La pena di ineggibilità viene invece ridotta a un anno.

- Bruno Gollnisch è condannato a tre anni di reclusione con sospensione condizionale, a una multa di 25.000 euro ed è dichiarato incandidabile per un anno.

- Louis Aliot, sindaco di Perpignan e vicepresidente del RN, in appello viene condannato a un anno di reclusione con sospensione condizionale. È inoltre destinatario di una pena di incandidabilità di due anni, anch’essa sospesa, e di una multa di 5.000 euro. Potrà quindi rimanere sindaco.

- Nicolas Bay, eurodeputato ed ex segretario generale del Front national, è stato condannato a un anno di reclusione con sospensione condizionale, a una multa di 5.000 euro e a due anni di incandidabilità, pena sospesa.

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