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Attacco a base UNIFIL in Libano: morto un casco blu serbo, altri due soldati feriti

Mezzi del contingente spagnolo schierato nel sud del Libano
Mezzi del contingente spagnolo schierato nel sud del Libano Diritti d'autore  Copyright 2006 AP. All rights reserved.
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Di Gabriele Barbati & Ljubiša Ivanović (Euronews Serbia)
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Colpi di mortaio sono caduti su una base UNIFIL a Marjayoun, nel sud del Libano: morto il sergente serbo Milovan Jovanović e feriti altri due caschi blu. Israele accusa Hezbollah. Nessun soldato italiano coinvolto nell'attacco, condannato dall'ONU come possibile crimine di guerra

Un casco blu di nazionalità serba è morto e altri due militari dell'esercito spagnolo sono rimasti feriti, quando un colpo di artiglieria ha colpito la loro base nel sud del Libano, ha reso noto giovedì la United Nations Interim Force in Lebanon (Unifil).

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L'attacco segue altri incidenti simili nei mesi scorsi, dall'inizio della guerra all'Iran, alcuni dei quali fatali.

"Un peace-keeper dell'Unifil è morto questa mattina presto a causa delle gravi ferite riportate quando la sua posizione è stata colpita da proiettili di mortaio", si legge nel comunicato diffuso dalla missione Onu di interposizione in Libano.

"Poco dopo l’incidente avvenuto nella tarda serata di ieri, il casco blu gravemente ferito è stato trasportato in elicottero in un ospedale di Beirut, dove è deceduto a causa delle ferite riportate", si legge ancora nella nota che conclude che "gli attacchi deliberati contro i caschi blu costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza e possono configurarsi come crimini di guerra"

Il ministero degli Esteri italiano ha informato che non vi sono connazionali coinvolti nell'incidente. I militari italiani operano nel settore ovest delle operazioni nel sud del Libano, mentre l'incidente ai soldati serbi è avvenuto a Marjayoun, che rientra in quello est.

"Esprimo il mio profondo cordoglio al contingente UNIFIL e al Governo di Belgrado", ha dichiarato il ministro, Antonio Tajani che ha espresso "vicinanza anche ai due caschi blu feriti della Spagna e di El Salvador".

Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, condannando l'attacco, ha parlato di "due spagnoli feriti" da quattro proiettili di mortaio.

La dinamica e la responsabilità dell'attacco sono ora sotto indagine di Unifil che, dalla ripresa delle ostilità in Libano, ha visto la morte di sette soldati. Israele, attraverso il proprio ambasciatore in Italia, Jonathan Peled, ha addossato la responsabilità dell'attacco a Hezbollah.

L'area è al centro dei combattimenti infatti tra la milizia sciita filo-iraniana e l'esercito israeliano, che ha continuato a bombardare nel sud del Libano anche questo giovedì, a poche ore dalla proroga del cessate il fuoco concordato a Washington dai governi di Beirut e Gerusalemme, che Hezbollah ha rifiutato.

Chi era il casco blu serbo morto in Libano

Il ministero della Difesa di Belgrado ha confermato la morte del proprio militare, che era inquadrato nel settore orientale della missione con il contingente spagnolo, che è parte della missione guidata dal generale italiano, Diodato Abagnara, dal quartier generale di Naqoura.

Si tratta del sergente maggiore Milovan Jovanović, nato nel 1989, che lascia moglie e due figli piccoli. Era nell'esercito dal 2011 ed era stato inviato in Libano lo scorso gennaio.

I soldati serbi sono per lo più in servizio presso la United Nations Position (UNP) 9-66, nei pressi di Marjayoun, nel distretto di Nabatieh, non lontano dalla Linea Blu fissata dall'Onu nel 2000 come limite per le truppe israeliane dopo il ritiro dal Paese.

Militari della Serbia sono di stanza anche nella UNP 7-2, che è la postazione principale del contingente della Spagna (è nota infatti anche come base Miguel De Cervantes), situata sempre nella zona di Marjayoun.

"Le Forze Armate serbe hanno perso un sottufficiale onesto e devoto, un uomo che ha sacrificato la propria vita mentre prestava servizio in una missione volta a preservare la pace", ha scritto in un messaggio di condoglianze alla famiglia il ministro serbo della Difesa, Bratislav Gašić.

Cordoglio è arrivato anche dalle autorità militari e civili dell'Italia. "Il governo italiano esprime la più ferma condanna per l'uccisione di un peacekeeper serbo di UNIFIL nel sud del Libano e per il ferimento di altri militari impegnati nella missione", si legge in una nota di Palazzo Chigi.

"I nostri militari, il nostro contingente in Unifil, colpito e ferito da ciò che sta accadendo, continua ad operare con professionalità, coraggio e impegno per assolvere il suo compito per garantire la pace. Un compito reso ogni giorno più difficile da un escalation continua e dall'impossibilità di instaurare un dialogo serio che blocchi le ostilità in corso", ha aggiunto su X il ministro della Difesa Guido Crosetto.

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