Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Editoriale: la Germania in terapia intensiva, un pericolo per tutta l’Europa

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz partecipa a una conferenza stampa a Berlino, Germania, martedì 19 maggio 2026. (Foto AP/Ebrahim Noroozi)
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz partecipa a una conferenza stampa a Berlino, in Germania, martedì 19 maggio 2026. (Foto AP/Ebrahim Noroozi) Diritti d'autore  AP Photo Ebrahim Noroozi
Diritti d'autore AP Photo Ebrahim Noroozi
Di Claus Strunz, Editorial Director, Euronews
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Dopo la sonora sconfitta della Germania nella corsa a un seggio al Consiglio di Sicurezza ONU, una cosa è chiara: il Paese è in terapia intensiva. Commento del direttore editoriale di Euronews, Claus Strunz

Dopo 16 anni di Angela Merkel, segnati da gravi errori nelle politiche energetiche, economiche e migratorie, e dopo tre anni disastrosi di una coalizione disfunzionale guidata da Olaf Scholz, il governo di Friedrich Merz sta ora precipitando verso minimi storici nei consensi.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

I tedeschi possono ancora trovare argomenti per spiegare perché la comunità internazionale abbia riposto più fiducia in Paesi molto più piccoli come il Portogallo e l’Austria che nella Germania, principale potenza europea. Il Portogallo ha molti amici nel mondo, gode di grande credito in Africa e il segretario generale dell’ONU è portoghese. Ma il fatto che la vicina Austria abbia ottenuto molti più voti è insieme un’umiliazione e un brusco risveglio.

La Germania ha evidentemente perso fiducia e dilapidato la propria credibilità. Politicamente non viene più presa sul serio. Dal punto di vista economico è sempre più vista come una potenza in declino. Gli elogi si riferiscono ormai quasi solo al passato, mentre il marchio "Made in Germany" viene sempre più associato a costi elevati e scarsa efficienza. La Germania è diventata una casa di riposo e un museo di un mondo che non esiste più. Eppure dovrebbe essere il motore che traina il futuro dell’Europa.

Se la Germania non si risolleva, a essere a rischio sarà la stessa UE

È giusto?

Da tedesco ed europeo orgoglioso, faccio fatica a scrivere la frase che segue: sì, è giusto. Di più: la Germania è responsabile della propria situazione.

Per troppo tempo la politica si è lasciata guidare da progetti ideologici ostili alla prosperità futura o semplicemente irrilevanti. In molti casi i conservatori hanno finito per adottare posizioni progressiste, rendendosi così politicamente superflui.

In Europa i partiti di sinistra non mancano. Il risultato è che si è perso il delicato equilibrio tra pragmatismo e ambizione, tra conservazione e riforma, qualità che un tempo si ritrovavano in tutto lo spettro politico.

Oggi la posta in gioco va ben oltre le prossime elezioni, gli aumenti di stipendio per i politici, i divieti sui motori a combustione o i dibattiti sull’identità di genere. Da ora in poi il futuro della Germania è inscindibile da quello dell’Europa.

Se la Germania non riuscirà a rimettersi in piedi, sarà a rischio la stessa Unione europea. Non a caso a Bruxelles si sente spesso ripetere, talvolta per scherzo, talvolta con sincera preoccupazione: l’UE esiste finché la Germania paga.

È dunque arrivato il momento di una svolta decisiva.

I valori contano solo se sono sostenuti dal potere

In un mondo segnato da una concorrenza crescente, contano la forza economica, la sovranità tecnologica e l’efficacia politica. I valori restano importanti, ma incidono soltanto quando sono sostenuti dal potere. Il carburante di questa svolta è semplice: pragmatismo invece di ideologia.

Non basteranno discorsi e richiami morali, una delle abitudini meno attraenti dell’Europa occidentale. La leadership nasce dalla forza economica, dalla credibilità politica e dalla capacità di risolvere i problemi.

Quattro ambiti sono particolarmente importanti per questa missione di rilancio.

Primo: la Germania deve riconquistare la propria competitività economica. L’elevato costo dell’energia, la burocrazia eccessiva, la lenta digitalizzazione e investimenti insufficienti hanno indebolito la maggiore economia europea.

Un’Europa forte ha bisogno di una Germania forte.

Pace e stabilità non possono più essere date per scontate

Secondo: la Germania deve ricostruire le proprie capacità di difesa e assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza dell’Europa. Gli equilibri geopolitici sono cambiati. Pace e stabilità non possono più essere date per scontate. L’Europa ha bisogno di una deterrenza credibile e di capacità strategiche.

Se sia saggio puntare a fare delle forze armate tedesche, la Bundeswehr, "il più forte esercito convenzionale d’Europa" entro il 2039, esattamente cento anni dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, è discutibile. Ma almeno questo assomiglia a un piano.

La migrazione deve essere gestita in modo più efficace

Terzo: la Germania deve gestire la migrazione in modo più efficace. Umanità e ordine non si escludono. Un Paese che non protegge le proprie frontiere, rimpatria di rado i migranti irregolari e non riesce a controllare l’immigrazione clandestina non viene preso sul serio. Frontiere sicure, sistemi d’asilo funzionanti e un’integrazione riuscita sono prerequisiti per la coesione sociale e per la fiducia nello Stato di diritto democratico.

Quarto: la Germania deve tornare a essere un centro di innovazione. L’intelligenza artificiale, le infrastrutture digitali, la manifattura avanzata, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie energetiche determineranno la prosperità delle future generazioni.

L’Europa non può continuare a rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Un Paese che un tempo eccelleva nell’istruzione e nell’inventiva, ma che oggi non annovera più università di livello mondiale, è sceso nelle classifiche internazionali sull’istruzione e conquista pochi grandi premi scientifici, non detta più standard globali, soffoca la ricerca con un eccesso di regolamentazione, iper-regolamenta l’IA, abbandona la ricerca nucleare, volta le spalle all’innovazione sui motori a combustione e rifiuta i progressi della genetica farà fatica a competere con i Paesi più innovativi del mondo.

All’Europa serve una Germania forte e affidabile

Per essere chiari: non è un invito all’egemonia tedesca.

Quello di cui l’Europa ha bisogno è una Germania affidabile, forte e capace di agire. Un partner per la pace e la prosperità. Se la Germania si rinnoverà, potrà tornare a dare slancio all’Europa. Se fallirà, per l’intero continente sarà molto più difficile preservare prosperità, sicurezza e influenza.

La buona notizia è che non è mai troppo tardi: bisogna solo cominciare.

Nel 1648 si concluse la Pace di Westfalia, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni. Quel conflitto aveva devastato la Germania e aveva perfino spopolato vaste regioni dell’Europa centrale. Il trattato segnò la fine della guerra attraverso un congresso di pace paneuropeo e divenne il punto di partenza della moderna diplomazia europea.

Nel 1945 la Germania e l’Europa giacevano in macerie. Seguì la ricostruzione, la riconciliazione e la costruzione della cooperazione europea. Ne nacquero prosperità e progresso.

Nel 1990 finì la Guerra fredda. Seguirono la riunificazione tedesca e la scomparsa della Cortina di ferro che divideva l’Europa. Per la maggior parte degli europei questo significò di nuovo democratizzazione, ricostruzione e ulteriore sviluppo dell’Europa a beneficio di tutti.

Ora deve avviarsi un nuovo inizio per la Germania e per l’Europa. Non domani: adesso.

Dalla terapia intensiva si può uscire in due modi: tornando alla vita oppure imboccando il percorso delle cure di fine vita.

Il cancelliere Merz influenzerà in modo decisivo la direzione che prenderanno la Germania e l’Europa. Può entrare nei libri di storia come il medico che ha salvato il paziente, oppure come il becchino.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Germania, record di naturalizzazioni nel 2025: atteso boom di richiese degli ucraini dal 2027

Germania, ritardi treni Deutsche Bahn: Italo pronta allo sbarco nel 2028 e chiede garanzie

Sudan e Rd Congo in cima alla lista delle crisi più dimenticate, dice ONG norvegese