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Unifil dona nuovo crocifisso al villaggio di Debel in Libano, Meloni: "Messaggio di speranza"

A new crucifix that was sent by Italy to replace the one that was defaced last week by an Israeli soldier stands in the Christian village of Debel, south Lebanon, Wednesday, A
A new crucifix that was sent by Italy to replace the one that was defaced last week by an Israeli soldier stands in the Christian village of Debel, south Lebanon, Wednesday, A Diritti d'autore  (Houssam Naddaf via AP)
Diritti d'autore (Houssam Naddaf via AP)
Di Arnold Koka
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'esercito israeliano aveva consegnato un nuovo crocifisso il giorno dopo l'incidente, ma il gesto non è stato ben accolto dalla popolazione locale. Meloni in una nota: "Un potente messaggio di speranza, dialogo e pace"

L'Unifil ha donato mercoledì un nuovo crocifisso al villaggio di Debel, nel sud del Libano, per sostituire quello distrutto da un soldato dell'esercito israeliano (Idf).

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I militari italiani della missione Onu hanno posizionato la statua nello stesso luogo in cui era stata distrutta. Durante le operazioni era presente il nunzio apostolico in Libano, monsignor Paolo Borgia, insieme a diversi residenti.

"Ringrazio il Comandante Diodato Abagnara e tutto il Contingente italiano di Unifil per avere deciso di donare un nuovo Crocifisso al villaggio libanese di Debel", ha dichiarato la premier Giorgia Meloni in una nota.

"Le immagini della consegna della statua alla comunità e del suo posizionamento, nello stesso luogo dove si trovava la statua distrutta pochi giorni fa da un soldato dell'Idf, riempiono il cuore e rappresentano un potente messaggio di speranza, dialogo e pace", ha scritto Meloni.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha scritto su X che il "nuovo crocifisso è simbolo di presenza e umanità". "Ci sono gesti che parlano più di molte parole, e quello compiuto in Libano dai nostri militari di Unifil ne è una testimonianza concreta e di valore", ha dichiarato Crosetto.

Cosa era successo al crocifisso di Debel

Le immagini di un soldato israeliano impegnato a colpire con una mazza la statua di Cristo erano circolate sui social lunedì. L'incidente era avvenuto a Debel, un villaggio cristiano situato a circa sei chilometri dal confine con Israele.

Dopo l'indignazione espressa dalle autorità vaticane e italiane, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva condannato l'evento "con fermezza".

Il giorno dopo due militari dell'Idf erano stati fermati e rimossi dai propri incarichi e condannati a 30 giorni di detenzione militare.

Sul luogo erano presenti altri sei militari che non sono intervenuti né hanno denunciato l'accaduto. Saranno "convocati per colloqui chiarificatori che si terranno in seguito, al termine dei quali verranno determinate ulteriori misure a livello di comando", secondo l'esercito israeliano.

Il villaggio di Debel non vuole il crocifisso dell'Idf

Dopo l'incidente, l'Idf ha annunciato su X di aver donato una statua di Cristo al villaggio di Debel.

"La popolazione di Debel non voleva la croce donata da Israele", ha dichiarato tuttavia la giornalista libanese Romy Haber a Euronews.

"Non vogliono apparire come 'collaboratori' di Israele, perché dal punto di vista di Hezbollah e del resto della società potrebbe essere un problema".

"La comunità di Debel ha confermato di avere ricevuto una croce dall'Idf", ha affermato Haber citando fonti locali, "ma non l'hanno posizionata in pubblico, non la volevano".

"La gente del posto ha buoni rapporti con l'Unifil. Naturalmente hanno preferito la loro statua a quella di Israele".

La municipalità di Debel ha pubblicato su Facebook diverse foto del posizionamento della statua donata dall'Unifil.

Tra le immagini compare anche la statua donata dall'esercito israeliano, anche se le dimensioni appaiono più piccole rispetto a quelle mostrate nella foto diffusa dall'Idf.

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